Ucraina, "Usa pronti a dare garanzie di sicurezza se Kiev cede Donbass" ma Zelensky: "Trump fa pressing più a noi che ai russi"

Gli Usa si sono detti disponibili a dare garanzie di sicurezza, a patto che Kiev rinunci al controllo del Donbass e proceda col ritiro delle sue truppe dalla regione. Sebbene l'offerta Usa sia stata vista favorevolmente da Mosca, Zelensky ancora fa resistenza soffiando sull'orecchio dell'alleato europeo

"Gli Stati Uniti sono pronti a finalizzare le garanzie ad alto livello non appena l'Ucraina sarà pronta a ritirarsi dal Donbass". A dichiararlo ieri, 25 Marzo, è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dichiarando la condizione dietro la quale Washington ha subordinato l'offerta di garanzie di sicurezza all'Ucraina nella prospettiva di un accordo di cessazione delle ostilità con la Russia. Sebbene gli Usa abbiano dunque dato la loro disponibilità e, a quanto si apprende, la Russia abbia dato il via libera alle condizioni imposte da Washington, Zelensky continua a fare resistenza puntando il dito contro Trump e accusandolo di "scegliere una strategia che esercita maggiore pressione sulla parte ucraina" e non su quella russa.

Ucraina, "Usa pronti a dare garanzie di sicurezza se Kiev cede Donbass" ma Zelensky: "Trump fa pressing più a noi che ai russi"

Mentre in Medio Oriente gli Stati Uniti sono da quattro settimane impegnati in un fronte di guerra di difficile negoziati, la guerra russo-ucraina arriva al suo 1492esimo giorno. Le aperture diplomatiche e la possibilità di dare una svolta al conflitto ci sono, ma il presidente ucraino Zelensky continua a temporeggiare gettando benzina sul fuoco. Se lo scorso Gennaio Zelensky garantiva che il documento sulle garanzie di sicurezza Usa-Ucraina era "pronto al 100%" in attesa solo di una firma di convalida, ora il leader ucraino è tornato a frenare dichiarando che c'è ancora lavoro da fare. Da Mosca le aperture ci sono, tant'è che ora lo stesso Dmitri Peskov portavoce del Cremlino, ha lasciato intendere che la Russia vede di buon occhio la condizione posta dagli Usa per future garanzie di sicurezza.

Ma la svolta negoziale definitiva risulta ancora molto lontana: "Le questioni principali di cruciale interesse per la Russia nella risoluzione del conflitto non sono ancora state concordateinclusa la questione territoriale" ha comunicato la Tass citando Peskov. Per Zelensky, risoluto nel tenersi sul piede di guerra, le disponibilità belliche provenienti dagli Usa potrebbero ridursi significativamente ora che, secondo quanto comunicato dal Washington Post, il Pentagono starebbe valutando di far destinare le armi inizialmente "promesse" all'Ucraina, in Medio Oriente, per sopperire alla drastica riduzione di scorte di alcune importanti munizioni per gli Usa.

Con tutta probabilità, tra le armi che verrebbero "dirottate" dall'Ucraina al Medio Oriente vi sarebbero missili intercettatori per la difesa aerea (sistemi Patriot e Thaad). Zelensky continua a soffiare sul conflitto parlando all'orecchio della comunità europea, mentre da Mosca arrivano chiari messaggi: nonostante la parallela guerra in Medio Oriente, la Russia continua ad essere forteDmitriev ha parlato di "posizione molto forte" della Russia riferendosi ai mercati globali di energia e fertilizzanti. La correlazione tra la crisi energetica in Medio Oriente e l'economia interna russa è stata sottolineata anche dalla rappresentante Ue Kaja Kallas che fuori Parigi ha affermato: "L'aumento del prezzo del petrolio offre alla Russia la possibilità di finanziare nuovamente questa guerra, il che non è affatto positivo per gli ucraini".