Iran, "Teheran rifiuta di parlare con Witkoff e Kushner dopo insuccesso dei negoziati precedenti, preferenza per JD Vance"

Né Witkoff, né il genero sionista Kushner, né il "falco" Rubio sarebbero tra i negoziatori indicati dall'Iran per avviare eventuali colloqui con gli Usa, ma il vicepresidente JD Vance, considerato più "moderato" e propenso a cessare il prima possibile il conflitto in Medio Oriente

No a Steve Witkoff e a Jared Kushner invece al vice JD Vance: sarebbero queste le preferenze avanzate dai diplomatici iraniani all'amministrazione Trump in vista di potenziali colloqui negoziali tra le parti che, secondo indiscrezioni, si starebbe cercando di organizzare entro la settimana ad Istanbul. A comunicarlo sono fonti regionali secondo cui l'Iran potrebbe essere disposta a trattare con Washington solo se, a rappresentanza Usa, si presentasse il vicepresidente Vance, considerato più "moderato"meno ideologicamente schieratopiù propenso a porre fine alle ostilità.

Iran, "Teheran rifiuta di parlare con Witkoff e Kushner dopo insuccesso dei negoziati precedenti, preferenza per JD Vance"

La questione negoziati fra Washington e Teheran si fa di giorno in giorno più incerta. Mentre l'amministrazione statunitense avanza con l'accordo in 15 punti in parte anticipato, in via esclusiva, dal Giornale d'Italia, l'Iran replica alle condizioni Usa con una controfferta articolata in 7 punti, che impone - tra le varie richieste - il mantenimento del programma missilistico balistico senza limiti nonché la fine delle violenze israeliane contro Hezbollah in Libano. Qualunque tipo di negoziato si delineerà a Istanbul coi Paesi intermediari di Egitto, Turchia e Pakistan, i diplomatici iraniani sono fermi in un presupposto-chiave: che i colloqui non avvengano con l'inviato speciale Witkoff né col genero sionista di Trump Kushner.

Non è solo questione di orientamento ideologico - profondamente filo-israeliano: fonte del Golfo comunicano che a Teheran è aumentata la diffidenza e il "deficit di fiducia" nei confronti dei due politici vicini a 'The Donald' perché proprio con loro si sono svolti i colloqui pre-guerra poi dissoltisi improvvisamente coi bombardamenti del 28 Febbraio. "Non vogliono lavorare con Kushner e Witkoff - riporta una fonte - perché li hanno pugnalati alle spalle, li accusano di tradimento". Nessun impegno, continuano gli informatori, con persone che hanno tradito la fiducia di Teheran bombardandola a sorpresa in un giorno lavorativo. Neppure il Segretario di Stato Usa Marco Rubio è tra le preferenze del governo iraniano, che invece chiarisce come l'alternativa gestibile potrebbe essere rappresentata proprio da JD Vance.

A differenza di Witkoff, Kushner e Rubio, Vance è considerato maggiormente disposto a chiudere la questione bellica. Non solo per posizioni più "moderate" nei confronti del conflitto, ma perché - in linea di massima - dal 28 Febbraio in poi il vicepresidente, figura chiave della baga MAGA, ha sempre cercato di tenersi "a debita distanza" dalla guerra in Medio Oriente. Nell'ottobre 2024 infatti, Vance - all'epoca senatore per l'Ohio - chiariva apertamente "Non vogliamo la guerra con l’Iran" e anche quando Trump bombardò con Israele i siti nucleari durante l'Operazione Martello di mezzanotte, l'attuale vicepresidente tentò un difficile lavoro di equilibrismo politico. Questi fattori, incluso il silenzio di distacco mostrato da Vance nei confronti dell'interventismo trumpiano, spingerebbero ora Teheran ad una scelta precisa. Una scelta che però, alla lunga, rischi di creare dissidi interni allo stesso establishment statunitense.