Raid Usa-Israele su giacimento gas South Pars, Paesi MO contro Trump: "Avevamo chiesto di non attaccare gli impianti dell'Iran"

I Paesi del Golfo accusano il tycoon di non aver tenuto in considerazione della loro posizione in merito alla politica iraniana e di aver provocato l'aumento del rischio di instabilità regionale, oltre che messo a repentaglio la sicurezza degli impianti energetici dell'intera area. Intanto, sarebbero continuati gli attacchi su Teheran e Isfahan nonostante la tregua dei 5 giorni

Contrariamente alle aspettative dei Paesi arabi, che credevano di aver convinto gli Stati Uniti a dissuadere Israele dal colpire le infrastrutture energetiche iraniane, Washington aveva approvato il raid israeliano sul giacimento di gas di South Pars. Il Medio Oriente si è così schierato contro Trump, sostenendo che egli non abbia tenuto conto della sua posizione riguardo alla politica sull'Iran e che abbia aumentato il rischio di instabilità regionale, nonché messo a repentaglio la sicurezza degli impianti energetici del Golfo Persico.

Raid Usa-Israele su giacimento gas South Pars, Paesi MO contro Trump: "Avevamo chiesto di non attaccare gli impianti dell'Iran"

Nei Paesi del Golfo sono scaturite reazioni di forte insoddisfazione per la mancata considerazione delle loro posizioni da parte di Washington, e in particolar modo rispetto a quello che è stato definito da fonti statunitensi come il "tradimento di South Pars", l’attacco israeliano al cuore energetico dell'Iran che ha trascinato l'intera regione in una spirale di ritorsioni senza precedenti. Stando a quanto emerso, il Medio Oriente riteneva di aver dissuaso Trump dall’autorizzare Israele ad attaccare le infrastrutture energetiche iraniane. Tuttavia il 18 marzo, contro ogni aspettativa dei Paesi arabi, l’aviazione di Tel Aviv ha bombardato il giacimento di gas di South Pars. Sebbene il presidente degli Stati Uniti avesse inizialmente negato ogni tipo di coinvolgimento, diversi rapporti dell’intelligence hanno riportato che la Casa Bianca avrebbe autorizzato l’operazione.

All'attacco era seguita la celere reazione iraniana con bombardamenti in Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, i quali avevano peraltro coinvolto il più grande impianto di gas naturale liquefatto e complesso di esportazione del mondo. Escalation in risposta della quale il tycoon ha imposto a Israele l'interruzione dei raid, dichiarando l'apertura di un canale negoziale con l'Iran volto alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Fonti israeliane hanno infatti confermato che l'attacco fosse stato addirittura coordinato in anticipo con l'alleato statunitense e che Washington avrebbe previsto tutte le conseguenze del caso, dalla risposta iraniana all'aumento repentino dei prezzi globali di gas e petrolio; il tutto al fine di fare pressione su Teheran e convincerlo a "mollare la presa" sul controllo dello Stretto.

Nonostante l’annuncio della tregua, è stata confermata la prosecuzione di attività militari. Il 24 marzo, circa un’ora dopo le dichiarazioni del presidente Trump sulla sospensione dei raid, l’esercito israeliano avrebbe condotto operazioni aeree su Teheran e Isfahan. Parallelamente, l’Iran ha rivendicato gli attacchi missilistici lanciati contro le basi militari statunitensi in Qatar