Dimona, il sito nucleare segreto israeliano finanziato con $5,7mld dalla Germania Ovest di Adenauer tra il 1961 e il 1973
Un’inchiesta rivela presunti finanziamenti segreti della Germania Ovest al programma nucleare israeliano, tra diplomazia nascosta e equilibri della Guerra fredda
Il sito nucleare israeliano segreto di Dimona, nel deserto del Negev, è ritornata al centro del dibattito con l'attuale guerra in Iran. Il reattore sarebbe stato infatti finanziato con 5,7 miliardi di dollari dalla Germania Ovest del cancelliere Konrad Adenauer, tra il 1961 e il 1973, per poter avere armi atomiche contro il mondo arabo e il blocco sovietico.
Dimona, il sito nucleare segreto israeliano finanziato con $5,7mld dalla Germania Ovest di Adenauer tra il 1961 e il 1973
Si è riacceso, con la guerra in Iran, il dibattito sulle origini del programma nucleare israeliano. Secondo fonti giornalistiche, la Germania Ovest avrebbe finanziato segretamente una parte cruciale del progetto tra il 1961 e il 1973. Secondo il report, il sostegno economico – stimato oggi in circa 5,7 miliardi di dollari – sarebbe stato trasferito attraverso un complesso sistema di prestiti mascherati.
Al centro della vicenda vi è il reattore di Dimona, struttura chiave per la produzione di plutonio nel deserto del Negev. Il sito, avviato alla fine degli anni ’50 con l’assistenza della Francia, rappresenta ancora oggi uno degli elementi più sensibili e riservati della sicurezza israeliana. Israele non ha mai confermato ufficialmente il possesso di armi nucleari, mantenendo una politica di ambiguità strategica.
Secondo quanto ricostruito, il primo ministro David Ben-Gurion avrebbe cercato ulteriori fonti di finanziamento oltre al supporto francese, trovando un interlocutore nel cancelliere tedesco Konrad Adenauer. I negoziati sarebbero stati condotti in gran segreto, con il coinvolgimento di figure chiave come Shimon Peres e Franz Josef Strauss.
Per evitare ripercussioni politiche e diplomatiche, i fondi sarebbero stati formalmente destinati a progetti di “sviluppo del Negev” e convogliati tramite istituzioni finanziarie tedesche, tra cui una banca statale con sede a Francoforte. La segretezza era ritenuta essenziale: da un lato, Israele temeva reazioni interne per la cooperazione con la Germania del dopoguerra; dall’altro, Bonn cercava di non compromettere i rapporti con il mondo arabo e di limitare l’influenza della Germania Est.
Un momento delicato fu rappresentato dal processo al criminale nazista Adolf Eichmann nel 1960, che aumentò il rischio di esposizione dei legami segreti. Tuttavia, il programma proseguì. Secondo il report, un accordo del 1989 avrebbe poi trasformato di fatto i prestiti in un contributo a fondo perduto.
Se confermate, queste rivelazioni offrirebbero una nuova chiave di lettura sulle basi finanziarie del programma nucleare israeliano, evidenziando il ruolo determinante di alleanze politiche e interessi strategici nel contesto della Guerra fredda.