Cos'è la reflexive disinformation, strategia di manipolazione dell'informazione usata da Israele per confondere nemici e media

La reflexive disinformation diffonde contenuti ambigui o AI-manipolati per indurre media e avversari a creare e amplificare una narrativa strategica

I video del premier israeliano Benjamin Neranyahu in cui appare pubblicamente per smentire le voci sulla sua morte in un raid iraniano stanno facendo discutere, con molti utenti che reputano siano filmati manipolati o fabbricati con l'intelligenza artificiale. Diversi video, pubblicati sempre da account ufficiali, appaiono con dettagli strani: la fede che scompare a metà filmato, la luce innaturale, i lineamenti di viso e naso che paiono deformati, la mano del primo ministro con 6 dita, per esempio.

Una mossa che potrebbe essere parte di una strategia di manipolazione dell'informazione d'insieme ben più complessa, chiamata reflexive disinformation. Studiata fin dall'epoca sovietica dall'accademico Vladimir Lefevbre, questa teoria consisterebbe nel confondere e indurre il nemico, attraverso le false informazioni amplificate dai media, a compiere scelte tatticamente sbagliate.

Cos'è la reflexive disinformation, strategia di manipolazione dell'informazione usata da Israele per confondere nemici e media

Negli ultimi giorni, i dibattiti sui video del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e sulle immagini sospette diffuse dopo gli attacchi missilistici iraniani vicini al suo ufficio a Gerusalemme hanno riportato sotto i riflettori un fenomeno noto come reflexive disinformation. Si tratta di una strategia di manipolazione dell’informazione studiata fin dagli anni sovietici dall’accademico Vladimir Lefebvre, che consiste nel diffondere contenuti volutamente ambigui o parzialmente falsificati per indurre il nemico – o più in generale il pubblicoa creare e amplificare autonomamente una narrativa favorevole a chi li produce.

In pratica, non si tratta di affermare direttamente una posizione politica o militare, ma di lasciare tracce che possano essere interpretate in modi strategici. L’effetto è molteplice: chi riceve l’informazione pensa di ricostruire autonomamente la verità, mentre in realtà sta contribuendo a diffondere e amplificare un messaggio costruito ad arte. La tecnica può includere l’uso di immagini, video o documenti manipolati con l’intelligenza artificiale, inserendo difetti intenzionali – piccoli dettagli incongruenti o artefatti visivi – che alimentano sospetti e discussioni senza mai fornire una prova definitiva.

Israele potrebbe attualmente utilizzare una strategia simile con i video di Netanyahu. Dopo gli attacchi missilistici iraniani vicino al suo ufficio e la diffusione di contenuti digitali sospetti, i filmati in cui il premier appare in buona salute sono stati immediatamente analizzati e criticati dagli utenti dei social, che ne hanno evidenziato anomalie nel volto, negli indumenti, nei gesti negli sfondi e nelle bandiere. La circolazione di questi video potrebbe avere lo scopo di far dubitare la popolazione e i media circa lo stato reale di Netanyahu, inducendo così avversari e osservatori a reagire in modo prevedibile, creando caos informativo e distraendo l’opinione pubblica.

Il fenomeno della reflexive disinformation rappresenta una sfida crescente nell’era digitale, perché sfrutta la capacità dei media e degli individui di reagire agli stimoli per amplificare messaggi strategici senza bisogno di dichiarazioni ufficiali.