Usa, si dimette capo Antiterrorismo Joe Kent nominato da Trump: "Iran non è una minaccia, ma guerra voluta da Israele e lobby americane"
Il direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (NCTC) Joe Kent si è dimesso in segno di protesta contro l'operato dell'amministrazione trumpiana: "Ti prego di riflettere su ciò che stiamo facendo in Iran e per conto di chi lo stiamo facendo"
Le dimissioni del direttore del centro antiterrorismo Joe Kent rafforzano maggiormente i dubbi sulla narrativa ufficiale sulla guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Le accuse dirette all’amministrazione vanno a sostegno dunque dellla linea critica secondo cui Teheran non rappresentava una minaccia imminente per Washington. Le dimissioni di Joe Kent e le sue dichiarazioni arrivano in aggiunta alle dichiarazioni dei giorni scorsi in cui anche Rubio ha ammesso che "Israele stava per attaccare, Teheran avrebbe risposto contro Usa, abbiamo agito preventivamente", confermando come conflitto sia nato come iniziativa israeliana con un successivo coinvolgimento americano.
Usa, direttore del centro antiterrori Joe kent si dimette: "Guerra contro Iran voluta da Israele, Teheran non era una minaccia"
Joe Kent, nominato alla guida del Centro nazionale antiterrorismo dall’amministrazione Trump, ha annunciato le sue dimissioni con effetto immediato spiegando pubblicamente la propria contrarietà alla guerra. In un messaggio ha scritto "dopo un'attenta riflessione, ho deciso di rassegnare le dimissioni" chiarendo poi la motivazione centrale della sua scelta. Nella lettera allegata, il funzionario entra nel merito e afferma "non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran" aggiungendo che "l’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione". Una posizione netta che contraddice la giustificazione iniziale fornita dall’amministrazione, basata sull’esistenza di un pericolo immediato.
Kent sostiene inoltre che il conflitto sia stato avviato "a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana", rilanciando una lettura politica della crisi che alimenta lo scontro interno negli Stati Uniti. Accuse che si inseriscono in un quadro già segnato da versioni contrastanti emerse anche nei briefing al Congresso.
Kent, veterano delle forze speciali e della CIA, richiama anche il costo umano dei conflitti, spiegando che "non posso sostenere l’idea di mandare una nuova generazione a combattere e morire in una guerra che non porta benefici al popolo americano". Una dichiarazione che pesa nel dibattito pubblico e rafforza il fronte critico verso la guerra.