Cos’è l’isola di Kharg colpita dai raid Usa, dai suoi 20km² parte il 90% dell'export del petrolio iraniano diretto verso Cina e India
L’isola si trova a circa 55 chilometri dal porto di Bushehr e, pur estendendosi per soli otto chilometri, ospita la principale piattaforma di esportazione del greggio iraniano. Kharg rappresenta infatti il più grande terminale petrolifero del Paese, con una capacità di carico stimata in circa 7 milioni di barili al giorno
L’isola di Kharg è il principale terminale petrolifero dell’Iran e uno dei punti più strategici dell’intero Golfo Persico. Su una superficie di appena 20 chilometri quadrati passa oltre il 90% delle esportazioni di greggio iraniano, gran parte delle quali dirette verso i mercati asiatici, in particolare Cina e India. Proprio per questo rappresenta uno degli obiettivi economici più sensibili del conflitto con gli Stati Uniti. Nella notte tra il 13 e il 14 marzo, infatti, l’isola è stata colpita dai raid americani.
Che cos’è l’isola di Kharg colpita dai raid Usa, territorio esteso per 8km, da qui l’export del 90% del petrolio dall’Iran
L’isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, colpita negli attacchi americani nel corso della guerra con l’Iran, rappresenta il cuore dell’industria petrolifera di Teheran ed è uno dei bersagli economici più sensibili del conflitto in corso. Il terminale è attraversato da oltre il 90% delle esportazioni di greggio dell’Iran, ma l’infrastruttura era finora rimasta intatta. E lo sarebbe rimasta anche dopo i raid avvenuti nella notte italiana tra il 13 e il 14 marzo, che non avrebbero preso di mira direttamente gli impianti, secondo quanto assicurato da Teheran.
L’isola si trova a circa 55 chilometri dal porto di Bushehr e, pur estendendosi per soli otto chilometri, ospita la principale piattaforma di esportazione del greggio iraniano.
Kharg rappresenta infatti il più grande terminale petrolifero del Paese, con una capacità di carico stimata in circa 7 milioni di barili al giorno. La produzione complessiva di petrolio greggio iraniano si aggira attorno ai 3,1 milioni di barili giornalieri, gran parte dei quali transitano proprio attraverso questa infrastruttura strategica.
Attraverso una rete di oleodotti sottomarini e terminali di carico, il petrolio proveniente dai giacimenti centrali e occidentali dell’Iran viene convogliato sull’isola e poi trasferito sulle petroliere dirette soprattutto verso i mercati asiatici. Tra i principali acquirenti figurano la Cina e l'India. In condizioni normali dal terminale transitano tra 1,3 e 1,6 milioni di barili al giorno, mentre la capacità di stoccaggio complessiva raggiunge decine di milioni di barili.
Il valore strategico di Kharg spiega perché l’isola sia rimasta a lungo fuori dal mirino diretto degli attacchi. Secondo Neil Quilliam, analista di Chatham House, un eventuale bombardamento del terminale potrebbe far schizzare il prezzo del petrolio fino a 150 dollari al barile. Distruggere o paralizzare l’impianto significherebbe infatti togliere dal mercato l’intero flusso di esportazioni iraniane, in un contesto in cui parte della produzione regionale risulta già rallentata o bloccata nel delicato passaggio dello Stretto di Hormuz.
Anche un’ipotetica occupazione militare dell’isola sarebbe estremamente complessa. Per controllarla servirebbe un massiccio dispiego di forze e il rischio sarebbe quello di creare uno stallo energetico: l’Iran potrebbe continuare a produrre petrolio senza però riuscire a esportarlo, mentre gli Stati Uniti controllerebbero il terminale senza poterlo utilizzare pienamente.
Oltre al valore economico, Kharg possiede anche un forte significato storico e simbolico. L’isola è abitata fin dall’antichità ed è stata a lungo contesa tra potenze regionali ed europee. Negli anni Sessanta divenne un hub petrolifero di primaria importanza e negli anni Ottanta fu bombardata durante la guerra tra Iran e Iraq.