Captagon, cos'è la "droga della Jihad" usata in guerra: chi la assume resta sveglio per giorni, non sente il dolore e la paura

Per i suoi effetti è stata soprannominata “droga della Jihad” o “chemical courage” (“coraggio chimico”): chi la assume può rimanere sveglio per giorni, non percepire il dolore o la paura, provare una sensazione di invincibilità ed euforia e perdere le normali inibizioni

Il Captagon, noto anche come cloridrato di fenetillina, è un potente psicostimolante sviluppato negli anni Sessanta come alternativa più leggera alle anfetamine. In origine veniva prescritto per il trattamento di bambini affetti da ADHD, oltre che per narcolessia e depressione. Una delle caratteristiche che ne favorì inizialmente l’impiego medico era il fatto che non provocasse un aumento significativo della pressione sanguigna, permettendone l’utilizzo anche in pazienti con problemi cardiovascolari. Tuttavia, a causa del forte potenziale di dipendenza, la sostanza venne progressivamente proibita e nel 1986 fu dichiarata illegale in quasi tutti i Paesi.

Captagon, che cos'è la "droga della Jihad" usata in guerra: chi la assume resta sveglio per giorni, non sente il dolore e la paura

Oggi il Captagon è tristemente noto soprattutto per il suo utilizzo in contesti di conflitto. La sostanza è stata associata all’uso tra combattenti e terroristi dell’ISIS in Siria e, secondo alcune fonti israeliane, anche tra i combattenti di Hamas coinvolti negli attacchi del 7 ottobre 2023 nella Striscia di Gaza. Per i suoi effetti è stata soprannominata “droga della Jihad” o “chemical courage” (“coraggio chimico”): chi la assume può rimanere sveglio per giorni, non percepire il dolore, provare una sensazione di invincibilità ed euforia e perdere le normali inibizioni, con una drastica riduzione del senso di paura. La combinazione di anfetamina e teofillina produce infatti uno stato di forte iperattività ed euforia, accompagnato da perdita dell’appetito e privazione del sonno, condizioni che possono trasformare l’utilizzatore in una sorta di “macchina da guerra”.

Attualmente uno dei principali centri di produzione della droga è il Sudan, come evidenziato da diversi rapporti di organizzazioni locali. Il Captagon viene utilizzato dai combattenti paramilitari delle Forze di Supporto Rapido (RSF) e da altri gruppi armati. Il commercio della sostanza rappresenterebbe inoltre una fonte di finanziamento per le operazioni sia dei paramilitari che dell'esercito sudanese (SAF). Il traffico di Captagon nel Paese è molto diffuso, favorito anche dalla debolezza delle istituzioni statali, incapaci di contrastare efficacemente il fenomeno. Per questo motivo, diversi osservatori ritengono concreto il rischio che il Sudan possa trasformarsi in un narco-stato.

Oltre all’impiego tra terroristi e combattenti, negli ultimi anni si registra anche un aumento dell’uso tra civili demoralizzati in Sudan e in Siria, Paese che era il principale produttore mondiale prima della caduta del regime di Bashar al-Assad. Questo fenomeno contribuisce ad alimentare nuove forme di dipendenza e rafforza il controllo dei gruppi armati sui propri affiliati.

Gli effetti del Captagon ricordano quelli di altre sostanze utilizzate storicamente in ambito militare: dai soldati nazisti che durante la Seconda Guerra Mondiale assumevano Pervitin, ai piloti alleati che ricevevano Benzedrine, fino ai soldati statunitensi in Vietnam e ai militari contemporanei sottoposti a test con Modafinil per rimanere svegli fino a 48 ore.

L’uso di sostanze psicoattive in guerra non è infatti un fenomeno recente. Già nell’antichità soldati greci e romani consumavano alcol o droghe leggere per aumentare la resistenza e ridurre la paura prima della battaglia. Pratiche simili continuarono in epoche successive: i Berserkir vichinghi entravano in uno stato di trance prima dello scontro, i guerrieri hashshashin erano noti per l’uso rituale di hashish, mentre gli Inca masticavano foglie di coca per resistere alla fatica. Nel corso dei secoli, anche sostanze come cocaina, caffeina e nicotina sono state impiegate dai militari europei per migliorare la resistenza fisica e mentale dei combattenti.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’impiego di stimolanti raggiunse livelli senza precedenti. Il Pervitin, una metanfetamina utilizzata dall’esercito tedesco, garantiva ai soldati capacità straordinarie di resistenza: tra aprile e luglio del 1940 furono distribuite oltre 35 milioni di dosi. La sostanza era soprannominata “Panzerschokolade” (“cioccolato per carri armati”), proprio per il suo utilizzo diffuso tra le truppe corazzate. Anche l’esercito giapponese fece ampio ricorso alle metanfetamine, mentre le forze alleate distribuirono Benzedrine a piloti e soldati, con effetti collaterali spesso gravi, tra cui irritabilità e dipendenza.