Iran, "consiglieri Usa spingono Trump a cercare via d'uscita dalla guerra: paura di ripercussioni politiche su base MAGA" - RUMORS

Tra obiettivi non raggiunti, malumori tra cittadini statunitensi e scricchiolii nella base elettorale repubblicana, Trump incespica nella gestione della guerra contro l'Iran. Secondo indiscrezioni, consiglieri di fiducia starebbero facendo pressing affinché il tycoon "lasci" la guerra raggiungendo il più velocemente possibile un risultato che possa presentare come "vittorioso"

"Penso che la guerra con l'Iran sia praticamente conclusaFinirà presto. Gli Stati Uniti sono molto più avanti rispetto al periodo di quattro-cinque settimane fa": le dichiarazioni del Presidente Usa Donald Trump rilasciate ieri, lunedì 9 Marzo, alla CBS stanno continuando a fare discutere. In quell'occasione, il tycoon non ha perso tempo a collegare una vicina conclusione delle ostilità in Medio Oriente con la condizione di presunto svantaggio militare iraniano nei confronti dell'arsenale bellico israelo-statunitense. Eppure, dietro a quelle parole c'è chi vi ha visto altro: il tentativo, di alcuni consiglieri di Trump, di convincere il tycoon a trovare una via d'uscita dal conflitto.

Iran, "consiglieri Usa spingono Trump a cercare via d'uscita dalla guerra: paura di ripercussioni politiche su base MAGA" - RUMORS

A riportarlo è il Wall Street Journal secondo cui nei corridoi della Casa Bianca il clima politico sta diventando sempre più pesante. La guerra, voluta da Israele e concessa da Trump a riprova della "sudditanza" Usa a Benjamin Netanyahu, non solo non ha mai del tutto convinto gli americani, ma ha generato profonde fratture politiche fra Trump e il suo stesso elettorato repubblicano. Fratture che peggiorano di giorno in giorno, a fronte della preoccupante impennata dei prezzi del petrolio (oltre 100 dollari a barile) mentre dalle segreterie repubblicane c'è chi scalpita per le imminenti elezioni di medio termine.

A quanto risulta da fonti informate, è più che "anomalo" che ora, a distanza di neanche due settimane di bombardamenti, il Presidente Usa annunci una "fine del conflitto". Dietro, dunque, vi sarebbero le pressioni di consiglieri che puntano a far sì che il tycoon presenti la guerra come l'"ennesimo successo Usa" salvo poi procedere ad una "ritirata" rocambolesca prima che le reazioni politiche esplodano. "Vogliamo un sistema che possa portare a molti anni di pace - ha comunicato Trump ieri mettendo poi le mani avanti - se non possiamo averlo, tanto vale finirla subito".

Sul fronte mediorientale la situazione è di "stallo": dopo 11 giorni di attacchi congiunti contro l'Iran, non solo Washington non è arrivatarisultati concreti in termini di regime-change, ma ha assistito alla nomina di una nuova Guida Suprema più radicale della precedente. L'Iran, da parte sua, non ha intenzione di cedere, e Trump ancora non ha rivendicato quella "vittoria soddisfacente" che dovrebbe convincere la base MAGA e gli elettori trumpiani che andare in guerra contro Teheran sia stata una "buona idea". "I principali consiglieri del presidente lavorano 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per assicurare che l’Operazione Epic Fury continui a essere un enorme successo" sono le assicurazioni fatte dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. Eppure, i dati parlano diversamente: secondo sondaggi visionati dallo stesso Trump, la maggioranza degli statunitensi sarebbe contraria al conflitto.

Dunque, secondo fonti del deep state il Presidente Usa si troverebbe tra due fuochi: da un lato il sostegno incondizionato ad Israele in una guerra che mira solo a erodere alleati a Russia e Pechino e per cui la "caduta del regime" sarebbe stata fin dall'inizio una missione "irrealizzabile". Dall'altro, l'insofferenza degli elettori statunitensi, nonché la preoccupazione di tenere compatta una base elettorale quanto mai polverizzata.