Sudan, rapporto STPT: "Captagon usata dai combattenti, droga sintetica stimolante che sopprime la fame e aumenta la brutalità"
Secondo il rapporto, il Sudan starebbe diventando uno dei principali centri di produzione del Captagon: oltre ad alimentare le prestazioni dei combattenti, il commercio della droga arricchisce le milizie e rischia di far diventare il Paese un "narco-stato"
Un nuovo attore, invisibile ma sempre più centrale, si sta inserendo nell’economia di guerra del Sudan. Non si tratta più soltanto dell’oro estratto illegalmente, ma di milioni di piccole pastiglie bianche: il Paese starebbe diventando uno dei principali centri di produzione e traffico di droghe sintetiche, in particolare del Captagon.
A segnalarlo è uno studio del Sudan Transparency and Policy Tracker (STPT) intitolato “Sudan: the emerging hub for Captagon production and drug trafficking”. Secondo il rapporto, il Sudan sarebbe passato nel giro di pochi anni da semplice corridoio di transito a vero e proprio polo produttivo della cosiddetta “droga del jihad”.
Sudan, rapporto STPT: "Captagon usata dai combattenti, droga sintetica stimolante che sopprime la fame e aumenta la brutalità"
La svolta sarebbe avvenuta dopo la caduta, nel dicembre 2024, del governo siriano di Bashar al-Assad che per anni aveva sponsorizzato la produzione e l’esportazione del Captagon su larga scala, soprattutto verso i mercati europei e del Golfo. Il vuoto lasciato da quel sistema industriale illegale si sarebbe saldato con il contesto sudanese: un territorio vastissimo, segnato dalla guerra e dal crollo delle istituzioni statali.
Il collasso delle infrastrutture pubbliche e l’assenza di controlli avrebbero così favorito il trasferimento di laboratori e competenze. Secondo lo studio, reti narco-criminali avrebbero spostato in Sudan tecnici e specialisti provenienti da Siria e Libano dopo lo smantellamento dei siti produttivi nel Levante.
I dati raccolti dal STPT mostrano come negli ultimi dieci anni, tra il 2015 e il 2025, la produzione di droghe sintetiche nel Paese abbia registrato una forte accelerazione. Il fenomeno si è intensificato in particolare dopo lo scoppio della guerra civile nell’aprile 2023, come già segnalato in un’analisi pubblicata nel dicembre 2025 dal New Lines Institute for Strategic and Policy.
Lo studio documenta almeno 19 sequestri di droga e la scoperta di tre laboratori sempre più grandi, segno di una crescita significativa della capacità produttiva.
Nel giugno 2023 era stato individuato nella regione del Blue Nile un primo laboratorio in grado di produrre circa 7.200 pillole all’ora. Poco meno di due anni dopo, nel febbraio 2025, a nord di Khartoum è stato scoperto un impianto su scala industriale dotato di macchinari del valore di circa tre milioni di dollari — apparecchiature simili a quelle trovate nei laboratori sequestrati in Siria — con una capacità stimata di 100 mila pastiglie all’ora.
Un altro grande sito produttivo è stato individuato recentemente dalle Forze armate sudanesi (SAF) nella capitale Khartoum dopo la riconquista della città, strappata nel marzo 2025 al controllo delle milizie delle Forze di supporto rapido (RSF).
Secondo il rapporto, Port Sudan e le numerose isole del Mar Rosso — almeno 43 identificate come basi di contrabbando — rappresentano oggi i principali nodi logistici per la raccolta, l’esportazione delle droghe e l’importazione dei precursori chimici necessari alla produzione. Un dato significativo è che l’intero Stato del Red Sea è rimasto sotto il controllo delle SAF e in gran parte al di fuori delle aree di combattimento.
Le principali destinazioni del traffico restano i mercati del Golfo, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Qui una singola pillola di Captagon può essere venduta fino a 25 dollari, mentre il costo di produzione è stimato in poche decine di centesimi.
Che cosa è il Captagon
Il Captagon è una droga sintetica stimolante a base di metanfetamina. Fu sviluppato in Germania negli anni Settanta come farmaco per il trattamento di depressione, narcolessia e altri disturbi neurologici.
Nel tempo, però, è diventato una sostanza molto diffusa nei contesti di guerra. In Sudan viene utilizzato da molti combattenti per sopprimere la fame, restare vigili più a lungo e attenuare la paura e il dolore; fornisce un senso di "onnipotenza e disinibizione". Secondo il rapporto, questo contribuisce spesso ad aumentare la brutalità sul campo e il numero di violazioni dei diritti umani.
Dall’inizio del conflitto, inoltre, il consumo di droghe sintetiche e metanfetamine è cresciuto anche tra i giovani sudanesi, che cercano una via di fuga dalla disoccupazione e dai traumi legati alla guerra.
Il traffico di droga sta diventando una componente strutturale del finanziamento del conflitto, avverte il STPT. I profitti elevati offrono ai gruppi armati una fonte di entrate particolarmente redditizia, soprattutto per le milizie delle RSF.
Gran parte delle attività di produzione e traffico avverrebbe infatti in territori sotto il controllo delle milizie. Pur non emergendo prove di una gestione diretta da parte dei vertici delle RSF, il rapporto sottolinea che queste operazioni prosperano grazie al collasso delle istituzioni giudiziarie e dei meccanismi di controllo nelle aree controllate dai gruppi armati.
Lo “sviluppo dell’economia della droga in Sudan — si legge nello studio — deve essere considerato non soltanto come un problema di salute pubblica e di giustizia criminale, ma come una componente strutturale della sua economia di guerra e un elemento emergente nella riorganizzazione del network globale delle droghe sintetiche”. Lo studio mette in evidenza come si debba evitare che il Sudan assuma il ruolo di “narco-stato” regionale.