Iran, ex capo Cia Robert Baer: "Eliminazione Khamenei potrebbe essere un grande errore, conseguenze economiche imprevedibili"

Secondo l’ex funzionario dell’intelligence statunitense, uno degli errori di valutazione più gravi sarebbe stato quello di ritenere che la caduta della leadership potesse aprire rapidamente la strada a un cambiamento politico interno

L’eliminazione di Khamenei potrebbe rivelarsi uno dei grandi errori della storia moderna”. È l’avvertimento lanciato da Robert Baer, ex capo degli operativi della Central Intelligence Agency (Cia) in Medio Oriente, autore del libro da cui è stato tratto il film Syriana. In un’intervista a La Stampa, Baer analizza le possibili conseguenze dell’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, sottolineando come il Paese si sia preparato per decenni a reagire attraverso strumenti di guerra asimmetrica, droni e strategie di logoramento.

Iran, ex capo Cia Robert Baer: "Eliminazione Khamenei potrebbe essere un grande errore, conseguenze economiche imprevedibili"

Secondo l’ex funzionario dell’intelligence statunitense, uno degli errori di valutazione più gravi sarebbe stato quello di ritenere che la caduta della leadership potesse aprire rapidamente la strada a un cambiamento politico interno. “L’idea che, decapitando il regime, le forze democratiche avrebbero preso il sopravvento. È evidente che finora questo non è accaduto, anche se sono trascorsi solo pochi giorni. Da quello che vedo, invece, una buona parte dei cittadini iraniani si è ricompattata contro il nemico esterno. Le intelligence statunitense e israeliana non hanno fatto le valutazioni opportune in questo senso”.

Baer precisa che la sua analisi non rappresenta una giustificazione del sistema politico iraniano. “La mia non è una difesa del regime, il cui operato, per certi versi malvagio, è sotto gli occhi di tutti, ma una presa d’atto. Un conto è eliminare Khamenei, che non si muoveva mai ed era facilmente tracciabile tra segnali digitali, telefoni cellulari e così via; altro è capire ciò che viene dopo, ed è lì che sta il vero problema”.

Tra le conseguenze più pericolose, secondo Baer, c’è il rischio che Teheran ricorra alla cosiddetta “opzione Sansone”, cioè una strategia suicida di ritorsione capace di trascinare nel caos economico l’intera regione. “È stato ignorato il fatto che l’Iran avrebbe potuto adottare la cosiddetta ‘opzione Sansone’, cioè trascinare nel baratro le economie arabe. Ed è proprio quello che sta facendo. Il petrolio iracheno, circa 3,3 milioni di barili al giorno, è di fatto fuori dal mercato”.

L’ex agente della Cia sottolinea inoltre il potenziale impatto sulle infrastrutture energetiche del Golfo, in particolare lo stretto di Hormuz. “Senza contare il danno permanente che Teheran può infliggere alle infrastrutture. Da dove passa il gas? Dove finisce? E soprattutto: per quanto tempo potrebbero chiudere il Golfo?”.

Secondo le stime citate da Baer, già dopo due settimane di tensioni il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a 100 dollari al barile. Fermare i missili a corto e medio raggio diretti verso i Paesi del Golfo, conclude, richiederebbe un intervento militare diretto sul territorio iraniano. “L’unico modo per fermarli sarebbe dispiegare truppe in Iran. Ma nessuno ha la forza necessaria per farlo”.