4 anni di guerra in Ucraina: chi vince e chi perde e soprattutto chi vincerà e chi perderà alla fine. Un quadro chiaro fin dal principio

La guerra in Ucraina non era cominciata il 20 o 24 febbraio del 2022: era cominciata in realtà persino prima di quel fatale 2014, anno in cui gli americani avevano messo gli anfibi chiodati direttamente nel piatto ucraino, o per meglio dire nel molte volte citato pianerottolo russo. Gli americani volevano la Ucraina in realtà già dopo il 1989, ovvero negli anni e decenni successivi al crollo della Unione Sovietica

Molti analisti intelligenti lo avevano previsto agevolmente. E no, non era questione di vaticinare come i simpatici quanto granguignoleschi aruspici dei mercenari greci della Anabasi di Senofonte. Anche se in realtà i fondamentali della guerra, e quindi delle stime strategiche necessarie per ogni operazione militare, sempre gli stessi restano attraverso i millenni. Sì, anche nel FUTURISIKO, o meglio nella SKYNET della Intelligenza Artificiale: anche in quel caso il planisfero da gioco sempre quello è.

La guerra in Ucraina non era cominciata il 20 o 24 febbraio del 2022: era cominciata in realtà persino prima di quel fatale 2014, anno in cui gli americani avevano messo gli anfibi chiodati direttamente nel piatto ucraino, o per meglio dire nel molte volte citato pianerottolo russo. Gli americani volevano la Ucraina in realtà già dopo il 1989, ovvero negli anni e decenni successivi al crollo della Unione Sovietica. Gli americani volevano tutti i paesi dell'ex PATTO DI VARSAVIA, ovvero tutti i paesi dell'Est Europa, e li ebbero facilmente e rapidamente, perché ovviamente codesti erano paesi fondamentalmente occidentali occupati con la forza dai russi dopo la Seconda guerra mondiale, pur palesemente recalcitranti. La rivincita sulle grinfie russe del post 1945 e l'incasso dei dividendi della vittoria della Guerra fredda andava messo in tasca senza ulteriori indugi. Ma la trippa per gatti ancora più gustosa erano gli stati al confine, o addirittura in bilico trai due mondi. La Finlandia era già sicura: nemica efficiente e giurata dei russi per vocazione e per guerra guerreggiata addirittura poco prima dello scoppio della guerra hitleriana, non poteva che essere un argine naturale, ma non bastevole. Caduto il Patto di Varsavia e passate alla NATO le due più grandi nazioni di tale alleanza, Polonia e Romania, il gioco si fece ugualmente abbastanza facile sui piccoli paesi baltici, troppo germanico-scandinavi per essere russofili e sulla Bielorussia, viceversa troppo russa per essere baltica, oltre alla capitale della ex Prussia orientale; Kaliningrad/Königsberg, incuneata tra Polonia e Lituania, di Storia tedesca fino al midollo, ma irrinunciabile e iperdifesa exclave russa. A rimanere in bilico furono esattamente i restanti confini con la Europa geografica e politica: la Moldavia e la Transnistria, i paesi caucasici come Georgia, Armenia e Azerbaigian e tutti i loro territori di cerniera. Ma la Ucraina era evidentemente il piatto fortissimo: al di là della importanza storica, economica, agroalimentare, etnica e demografica la Ucraina è un tappeto rosso pianeggiante che apre verso la invasione del territorio russo. Decisamente un po' troppo perché i russi, e soprattutto Putin permettessero di annetterlo alla NATO senza reagire con netta determinazione, che ai russi, va detto, persino con le loro lentezze, molto spesso non manca. E qui però casca l'asino. La Ucraina è IL paese in bilico tra NATO E RUSSIA par excellance, e Putin sapeva benissimo, soprattutto dopo quasi dieci anni di guerra sul territorio russofilo del Donbass, che il resto dell'Ucraina NON era filorussa, nonostante i legami di sangue e anzi proprio a cagione di questi. Sapeva benissimo che se anche fosse riuscito a prendere Kiev, come poi ha tentato nei primi mesi dell'invasione, comunque avrebbe dovuto affrontare una accanita resistenza ferocemente antirussa perlomeno in tutta la Ucraina ad ovest del fiume DNEPR che taglia in due la nazione.
E qui molti analisti, anche di alto profilo, hanno preso una comprensibile papera, dando per improbabile la invasione russa. Perché mai VLADIMIR PUTIN, invece di effettuare una occupazione militare con truppe senza insegne con annessione di fatto del Donbass precisamente come compiuto in Crimea, si è assunto la assurda rogna di un tentativo di invasione generale di tutta la Ucraina? Una mossa talmente irrazionale e di pancia del tutto incongruente con la sua figura di statista freddo, avveduto, calcolatore.
Il tentativo di putsch a Kiev pochi giorni dopo la invasione con la relativa battaglia degli aeroporti in cui i paracadutisti russi furono respinti da unità ucraine, americane e inglesi era tragicamente fallito, eppure fu decisa una altrettanta azzardata percussione di truppe corazzate e di fanteria meccanizzata, in puro stile novecentesco, conclusasi con altrettanto disastroso fallimento in puro stile VINTAGE. Per sovramercato con un ulteriore strascico, ancora oggi non si sa quanto frutto di propaganda da entrambe le parti, del caso della presunta o reale strage di Bucha, cittadina a meno di un'ora di automobile da Kiev in cui la avanzata delle truppe russe fu costretta al ripiegamento e poi al ritiro fuori dai confini ucraini.

Una catastrofe militare spacciata per una specie di vittoria da entrambe le parti

Ora, visto il preambolo, senza girarci attorno, dopo 4 anni di combattimenti, chi vince e chi perde?
La risposta è esattamente la stessa che gli analisti preparati fornirono il 25 febbraio del 2022.
Perde la Russia per prima, perde la Ucraina per seconda, perde la Europa per terza. Vince la Cina per prima, vincono gli USA per secondi, vincono gli speculatori internazionali per terzi.

Perde la Russia perché DOPO 4 ANNI ha conquistato quello che aveva già nel 2022, ovvero il Donbass (e neanche completamente), oltre ai territori limitrofi che però dovrà molto probabilmente restituire in una prossima trattativa di pace. Perde una volta di più la immagine di paese dotato di forze armate formidabili, dimostratesi una volta di più un colosso gravemente disfunzionale, non essendo riuscito a piegare una sua provincia perduta, sulla carta enormemente più debole sotto ogni parametro, anche se sostenuta dalla NATO, ma questo Putin lo sapeva già. Perde, con un vero e proprio incubo russo fattosi realtà, la neutralità, seppur da sempre armata, di Finlandia e persino della Svezia, entrate nella NATO nel '23 e nel '24: una catastrofe geomilitare per i russi, una catastrofe di dimensioni enormi. Perde un profluvio gigantesco di capacità operative e materiali delle proprie FFAA, con anche un numero di caduti imprecisato e tenuto il più possibile segreto, ma stimato quasi certamente oltre le 500mila unità, se non addirittura verso il milione, anche se i dati in tal materia sono sempre da prendere con pinze lunghissime. Perde valanghe di denaro e perde, per il momento, i suoi legami totalmente strategici con gli europei. Ma la Russia perde qualcosa di più colossale: perde a precipizio il suo status di seconda potenza militare mondiale; già superata dalla Cina prima della guerra ucraina, adesso la Russia, nonostante la sua attuale economia di guerra, è diventata di fatto dipendente da Pechino dal punto di vista geostrategico ed economico.

Secondo posto tra gli sconfitti per la Ucraina? Ovviamente, ma soprattutto nella sua popolazione più che nel suo ruolo geopolitico e militare, che invece questa guerra ha reso sommamente importante, ma il paese ha perso praticamente un quarto della sua popolazione, emigrata all'estero e non si sa con quanta voglia di tornare, e si trova nelle condizioni di un paese a pezzi per la guerra, in parte invaso e sotto perenne spada di Damocle, per giunta tripla: dei russi, degli americani, degli europei.

Perde la Europa? Tragicomicamente: una Europa buona a nulla e capace di tutto, guidata da nanerottoli neanche bravi a fare la faccia feroce ma abbastanza bravi da lucrare, oltre che a spendere sulle tasche dei contribuenti euroschiavi, sulla morte dei soldati e dei civili ucraini, in un eterno rimandare guardando la palla dalla tribuna in innumerevoli inutilissimi ed oziosi negoziati da perfetti psicopatici, mentre gli altri giocano sul campo. Però il gioco lo pagano gli altri, perdendo direttamente la vita, mentre loro vanno a pranzo e cena sulle note spese a nove zeri, aumentandosi pure gli stipendi di conseguenza.

Vince la Cina, che qualsiasi mossa facciano gli altri, soprattutto se autolesionista come ormai avviene da decenni, incassa a prezzi pieni.
Vincono gli USA, che nel DIVIDE ET IMPERA continuano a controllare il pianeta, nonostante la incompetenza e la cialtroneria di Deejay Trump.
Vince la speculazione degli operatori globali, ma questo era già scritto nel regolamento del RISIKO; più di chi vince la partita vince la casa produttrice del gioco da tavolo, ma anche qui HIC RHODUS HIC SALTA, per chi si intende di motti latini.

Il risultato finale

Anche in tal caso senza gli aruspici è tuttavia abbastanza ragionevole aspettarsi una conclusione, neanche troppo lontana, della guerra almeno nella sua fase più acuta, con le conseguenti trattative di spartizione. Perfino Deejay Trump, dopo la ennesima figuraccia di non aver concluso nulla di nulla nonostante la piena e usuale BANFATA di "risolvere in 24 ore se fosse stato eletto" ha comunque avviato una intelligente quanto necessaria strada di disgelo tra Washington e Mosca, poi non si saprà probabilmente mai veramente quanto di sua sponte o quanto imposta dal Pentagono e da chi comanda veramente alla vera PENTHOUSE.
E cosa succederà? Probabilmente niente di troppo diverso da quello che sta sulla tavola da gioco: il Donbass ai russi con magari qualche altro regaluccio, ma una Ucraina sempre in mano alla NATO. Che successone per Putin, una meraviglia. E gli è pure andata bene; se avesse occupato d'impeto PERFINO tutta la Ucraina gli sarebbe andata peggio: poi avrebbe dovuto gestire occupazione militare e costante sabotaggio e ribellione degli occupati. Uno stillicidio in stile Afghanistan degli anni ottanta; sì, proprio quello che fece da detonatore alla caduta del regime comunista russo. Un po' troppo da sopportare anche per Vladimir Vladimirovic. Soprattutto mentre al Pentagono e alla Città Proibita pechinese brindano con lo Champagne, ultimo residuo delle glorie europee, alla sua salute.

Di Lapo Mazza Fontana