Londra, lobby Uk lawyers for Israel accusata di reprimere l’attivismo pro-Palestina, ELSC: “Manipola le istituzioni, 964 casi dal 2019 al 2025”
Tra i casi da riportare anche la censura della parola "Palestina" dai pannelli del British Museum, decisione presa sotto la pressione della lobby israeliana Uk Lawyers
Secondo un nuovo rapporto dell’European Legal Support Centre, la lobby UK Lawyers for Israel ha esercitato pressioni sistematiche su istituzioni pubbliche e culturali contribuendo a 964 episodi di repressione tra il 2019 e il 2025. L’organizzazione è accusata di influenzare decisioni istituzionali e disciplinari attraverso azioni legali e campagne pubbliche, mentre i ricercatori parlano di una strategia strutturata che punta a limitare la solidarietà con la Palestina.
Londra, lobby Uk lawyers for Israel accusata di reprimere l’attivismo pro-Palestina, ELSC: “Manipola le istituzioni, 964 casi dal 2019 al 2025”
Il dibattito sull’attivismo pro-Palestina nel Regno Unito si intensifica dopo la pubblicazione di un database che documenta centinaia di episodi di repressione in ambito scolastico, lavorativo, culturale e nelle proteste pubbliche. Lo studio, elaborato dall’European Legal Support Centre insieme a ricercatori indipendenti, individua nella lobby UK Lawyers for Israel un attore centrale in numerosi interventi contro iniziative di solidarietà palestinese.
Secondo i ricercatori, il fenomeno seguirebbe uno schema ricorrente articolato in più fasi, dalla delegittimazione pubblica fino all’adozione di misure disciplinari o legali da parte delle istituzioni. Nel rapporto si sostiene che l’organizzazione agisca attraverso lettere di reclamo, minacce legali e pressioni pubbliche che spingerebbero enti e organizzazioni a sanzionare attivisti o modificare contenuti ritenuti controversi. L’indice documenta 964 incidenti verificati tra il 2019 e il 2025, con il settore dell’istruzione indicato come il più colpito.
Tra gli episodi citati emerge quello di un bambino palestinese isolato a scuola dopo aver mostrato una bandiera palestinese e scritto "Palestina libera" sulla maglietta di un compagno, con i genitori che avrebbero denunciato la mancanza di informazioni e chiarimenti sulle motivazioni della misura. Un altro esempio riguarda il caso del British Museum a Londra. Il museo ha rimosso la parola "Palestina" da pannelli, mappe e didascalie delle gallerie dedicate all’antico Medio Oriente dopo pressioni esercitate dal gruppo legale. La modifica è stata presentata come una "revisione terminologica per evitare riferimenti ritenuti non più significativi in alcuni contesti storici", ma studiosi e attivisti l’hanno interpretata come un episodio di negazione della storia palestinese e come un segnale dell’influenza esercitata da lobby pro-Israele su enti pubblici britannici.