Cisgiordania, Israele sequestra 200 ettari di terra a Nablus, sindaco Azem: "Tel Aviv vuole il sito archeologico di Sebastia“

Il ricorso presentato dalle famiglie palestinesi contro l’ordine di esproprio è stato respinto, lasciando mano libera al governo di Tel Aviv nel portare avanti la confisca dei terreni

Il governo israeliano ha approvato in via definitiva il sequestro di circa 200 ettari di terra a Nablus, nella Cisgiordania occupata, consolidando il controllo sull’area archeologica di Sebastia e sui terreni agricoli circostanti. Dopo l’annuncio dei mesi scorsi, l’ordine di espropriazione è ora ufficiale e riguarda circa 2.000 dunam tra Sebastia e Burqa, con pesanti ricadute su centinaia di famiglie palestinesi. Il sindaco Mohammed Azem denuncia un piano mirato a sottrarre definitivamente il sito alla comunità locale: "Tel Aviv vuole il sito archeologico di Sebastia".

Cisgiordania, Israele sequestra 200 ettari di terra a Nablus, sindaco Azem: "Tel Aviv vuole il sito archeologico di Sebastia“

I circa 2.000 dunam confiscati includono uliveti, campi coltivati e l’intero perimetro del sito archeologico di Sebastia, uno dei più rilevanti della parte settentrionale della Cisgiordania. Il provvedimento arriva dopo un precedente annuncio e attribuisce a Israele il pieno controllo amministrativo e operativo della zona, compresi i terreni agricoli adiacenti. Si tratta di uno dei più estesi sequestri mai registrati con la motivazione della tutela e dello sviluppo archeologico. Secondo i dati ufficiali, negli ultimi anni il governo israeliano ha stanziato decine di milioni di shekel per progetti di “sviluppo turistico” nell’area. I piani prevedono nuove infrastrutture, strade di accesso, recinzioni e un centro visitatori che separerebbe fisicamente il sito dal villaggio palestinese, alterando un legame storico e sociale radicato da generazioni.

Il sindaco di Sebastia, Mohammed Azem, sostiene che la decisione rappresenti il culmine di anni di pressioni sul territorio, tra incursioni ripetute, installazioni militari e tentativi di costruire strade per gli insediamenti. L’area confiscata comprende circa 550 appezzamenti privati appartenenti a famiglie che dipendono dall’agricoltura, in particolare dalla produzione di olio d’oliva, per il proprio sostentamento. Migliaia di ulivi rischiano di essere sottratti ai proprietari, con un impatto economico diretto sull’intera comunità. Sebastia è un sito di straordinaria importanza storica e culturale, con testimonianze che spaziano dall’epoca romana alla tradizione cristiana palestinese, tra cui la Via delle Colonne e l’anfiteatro romano. Per i residenti non è solo un luogo archeologico, ma un punto di riferimento identitario ed economico. Negozi, ristoranti e attività legate al turismo locale rappresentano una fonte essenziale di reddito.