"Ue opera per rovesciare governo israeliano, finanzia proteste anti-Netanyahu e ostacola nostre azioni", le parole choc di Levin

Levin accusa l’Ue di finanziare proteste anti-governative e di ostacolare Israele durante la guerra, in un clima di forti tensioni con diverse capitali europee

Il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin ha usato parole choc contro l'Unione Europea. Levin ha accusato i Paesi membri dell'Ue di operare "per rovesciare il governo israeliano democraticamente eletto", ma anche di "finanziare proteste anti-Netanyahu" e di "ostacolare le azioni di Tel Aviv in Cisgiordania, Gaza e Libano".

"Ue opera per rovesciare governo israeliano, finanzia proteste anti-Netanyahu e ostacola nostre azioni", le parole choc di Levin

Il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin ha accusato l’Unione Europea di “operare per rovesciare il governo democraticamente eletto in Israele”. Le dichiarazioni sono contenute in una lettera di risposta a un ricorso presentato dall’Istituto Zulat per l'Uguaglianza e i Diritti Umani, organizzazione israeliana impegnata sui diritti civili.

Nel documento, Levin sostiene che l’Ue finanzierebbe manifestazioni contro l’esecutivo guidato dal premier Benjamin Netanyahu, “anche durante una guerra”, e accusa Zulat di essere sostenuta da “potenze straniere estremamente ostili a Israele”. Secondo il ministro, l’ostilità internazionale avrebbe raggiunto l’apice con l’imposizione di un embargo sulle armi contro lo Stato ebraico, interpretato come un "tentativo di ostacolare la vittoria contro Hamas".

Le parole di Levin si inseriscono in un clima di forte tensione diplomatica tra Israele e diversi governi europei. Nei mesi più intensi del genocidio a Gaza, Parigi e Madrid hanno criticato la condotta militare israeliana. Il presidente francese Emmanuel Macron e il premier spagnolo Pedro Sánchez hanno sostenuto iniziative per il riconoscimento dello Stato palestinese, provocando reazioni dure da parte del governo israeliano.

Le frizioni non si limitano alla dimensione politica. Negli ultimi giorni il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha criticato il Belgio per un’indagine che coinvolge tre mohel, specialisti religiosi ebraici incaricati della circoncisione rituale, accusati di esercizio abusivo della professione medica. Sa’ar ha definito l’inchiesta un segnale di ostilità verso la comunità ebraica.

Dal canto suo, l’Unione Europea ha più volte ribadito che i finanziamenti a organizzazioni della società civile israeliana rientrano nei programmi ordinari di cooperazione e promozione dei diritti umani, respingendo l’idea di interferenze politiche. Tuttavia, le accuse di Levin evidenziano una frattura sempre più profonda tra Tel Aviv e alcune capitali europee.

Lo scontro si colloca in un contesto più ampio di isolamento diplomatico percepito da Israele durante il genocidio a Gaza, mentre cresce il dibattito internazionale sulle responsabilità e sui limiti dell’azione militare nella Striscia.