Trilaterale Usa-Russia-Ucraina a Ginevra, negoziati terminati ma "risultati insufficienti", Lavrov: "Zelensky non vuole la pace"

Kiev continua a respinge qualsiasi ipotesi di cessione unilaterale e insiste su un congelamento del conflitto lungo l’attuale linea del fronte. Non vi son quindi evoluzioni diplomatiche e il Ministro degli Affari Esteri Lavrov dichiara che "Zelensky non vuole la pace"

Il trilaterale Usa-Russia-Ucraina a Ginevra si è concluso senza una svolta politica e con risultati giudicati dallo stesso presidente ucraino “insufficienti”. Se sul piano tecnico-militare si registrano passi avanti nella definizione dei meccanismi per il monitoraggio di un eventuale cessate il fuoco, resta completamente irrisolto il nodo politico e soprattutto quello territoriale. A riaccendere lo scontro verbale è stato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, che ha motivato i risultati insoddisfacenti affermando che Zelensky “non vuole la pace”.

Trilaterale Usa-Russia-Ucraina a Ginevra, negoziati terminati ma "risultati insufficienti", Lavrov: "Zelensky non vuole la pace"

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato: “Abbiamo parlato in dettaglio più volte con il nostro team durante i negoziati a Ginevra. C'è stato un secondo giorno di incontri, sia nel formato trilaterale che in altri formati. Al momento, non possiamo dire che il risultato sia sufficiente, ha dichiarato nel suo discorso serale. Secondo Zelensky, i gruppi di lavoro erano due, uno militare e uno politico. Sul piano tecnico le delegazioni avrebbero discusso in modo approfondito l’architettura di una possibile missione di monitoraggio del cessate il fuoco, con un ruolo guida degli Stati Uniti e il coinvolgimento di partner internazionali. “I militari hanno discusso di alcune questioni in modo serio e significativo. Siamo più vicini alla conclusione dei negoziati sul piano militare che su quello politico”, ha spiegato il leader ucraino. La bozza riguarderebbe i dettagli operativi per attivare il monitoraggio immediatamente dopo l’entrata in vigore di una tregua, compresa la creazione di un centro di coordinamento. Tuttavia, le questioni decisive restano aperte. Le questioni politiche delicate, le questioni relative a possibili compromessi e il necessario incontro tra i leader non sono ancora state sufficientemente affrontate”, ha ammesso Zelensky.

Il punto più critico rimane quello territoriale. Mosca rivendica la Crimea e le regioni occupate dell’Est e del Sud, mentre Kiev respinge qualsiasi ipotesi di cessione unilaterale e insiste su un congelamento del conflitto lungo l’attuale linea del fronte senza riconoscimenti formali. Proprio su questo terreno i risultati sono stati definiti insufficienti. Zelensky ha inoltre confermato che il prossimo round negoziale dovrebbe svolgersi ancora in Svizzera. “Voglio sottolineare che anche il prossimo incontro si terrà in Svizzera. Queste sono le informazioni in mio possesso ad oggi”, ha dichiarato, aggiungendo che ulteriori dettagli saranno resi noti dopo il rientro della delegazione.

Il presidente ucraino ha anche ribadito la necessità di un coinvolgimento europeo nella futura missione di monitoraggio. “Se la guerra si svolge in Europa, dobbiamo trovare una sede in Europa”, ha affermato, sottolineando l’importanza della presenza di rappresentanti europei accanto agli americani. Sul fronte russo, intanto, è arrivato un attacco diretto. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha commentato le recenti dichiarazioni di Zelensky alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco sostenendo che “non desidera la pace”. Chiunque ascolti o legga ciò che ha detto sarà convinto che quest'uomo non vuole la pace”, ha affermato Lavrov, criticando la linea del presidente ucraino e richiamando precedenti sue dichiarazioni sul Donbass.