Addio a Jesse Jackson, morto a 84 anni per paralisi sopranucleare progressiva il reverendo icona dei diritti civili in Usa

Addio al reverendo Jesse Jackson, leader dei diritti civili e due volte candidato alla Casa Bianca: è morto a 84 anni per complicazioni di una malattia neurodegenerativa

Il reverendo Jesse Jackson è morto oggi a 84 anni per delle complicazioni dovute alla paralisi sopranucleare progressiva conseguente al morbo di Parkison. Importante figura negli Stati Uniti per la sua lotta per i diritti civili, si era candidato due volte alla presidenza con il Partito Democratico.

Addio a Jesse Jackson, morto a 84 anni per paralisi sopranucleare progressiva il reverendo icona dei diritti civili in Usa

È morto a 84 anni il reverendo Jesse Jackson, storico leader dei diritti civili negli Stati Uniti, ministro battista e due volte candidato alla presidenza con il Partito Democratico. A darne notizia è stata la famiglia, come riportano i media americani, spiegando che Jackson è deceduto per le complicazioni di una malattia neurodegenerativa che lo aveva colpito da tempo, una paralisi sopranucleare progressiva diagnosticata dopo anni di Parkinson.

Nostro padre era un leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo”, si legge nella nota diffusa dai familiari.

Nato a Greenville, in South Carolina, durante l’era delle leggi razziali di Jim Crow, Jackson emerse negli anni Sessanta come stretto collaboratore del reverendo Martin Luther King Jr., partecipando alle grandi battaglie del movimento per i diritti civili, tra cui la marcia di Selma del 1965. Dopo l’assassinio di King nel 1968, divenne una delle figure più influenti della leadership afroamericana.

Fondò prima Operation Breadbasket a Chicago, poi Operation PUSH e successivamente la Rainbow Coalition, un’alleanza multietnica e interreligiosa che contribuì a rendere il Partito Democratico più inclusivo e progressista. Celebre il suo motto, ripetuto per decenni: “Keep hope alive”, mantieni viva la speranza.

Negli anni Ottanta tentò per due volte la corsa alla Casa Bianca, nel 1984 e nel 1988. Pur non ottenendo la nomination democratica, riuscì a mobilitare milioni di elettori afroamericani, ampliando in modo significativo la base elettorale del partito. La sua figura aprì la strada a una nuova generazione di leader neri, molto prima dell’ascesa di Barack Obama.

Jackson fu anche protagonista di missioni diplomatiche delicate: negoziò la liberazione di ostaggi americani in Siria e a Cuba negli anni Ottanta e, negli anni Novanta, fu inviato speciale in diverse crisi internazionali.

Negli ultimi anni le sue condizioni di salute erano peggiorate progressivamente. Molti osservatori internazionali si sono posti come interrogativo se Jackson si fosse sottoposto al vaccino Covid, dato il suo stato di salute fragile e l'obbligatorietà del siero. Questo non è noto, ma molti studi hanno fatto recentemente emerge il legame fra vaccino Covid e peggioramenti nelle condizioni neurologiche degli inoculati.