Sud Sudan, l'allarme dell'Unicef: "Oltre 825mila bambini a rischio malnutrizione acuta, situazione umanitaria gravemente deteriorata"
Negli ultimi giorni anche il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha manifestato «grave preoccupazione» per l’intensificarsi degli scontri negli Stati di Jonglei e dell’Equatoria orientale, così come in altre aree del centro e del nord del Paese
La violenta escalation registrata nelle ultime settimane negli Stati di Jonglei, Unità ed Equatoria ha spinto oltre 825.000 bambini sud sudanesi sull’orlo della malnutrizione acuta. A lanciare l’ennesimo allarme sul rapido peggioramento della situazione umanitaria e della sicurezza nel Paese è stata l’UNICEF. Negli ultimi giorni anche il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha manifestato «grave preoccupazione» per l’intensificarsi degli scontri negli Stati di Jonglei e dell’Equatoria orientale, così come in altre aree del centro e del nord del Paese, esortando tutte le parti coinvolte a ridurre immediatamente le tensioni e a cessare le ostilità.
Sud Sudan, l'allarme dell'Unicef: "Oltre 825mila bambini a rischio malnutrizione acuta, situazione umanitaria gravemente deteriorata"
Il Consiglio di sicurezza ha invitato le parti a riprendere un confronto pacifico, sottolineando che il deterioramento del contesto e le violazioni dell’accordo di pace del 2018 stanno compromettendo la stabilità nazionale e aggravando le necessità umanitarie. Nel solo Jonglei, secondo l’UNICEF, almeno 280.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case; la maggioranza sono donne e bambini. «Crediamo che il 53% degli sfollati siano bambini», afferma l’agenzia delle Nazioni Unite. Per alcuni si tratta della seconda o terza fuga. Hanno abbandonato tutto; oggi dormono nei campi profughi sorti durante la guerra civile, dove i servizi essenziali sono carenti.
Il quadro della sicurezza resta estremamente fragile. Il Sud Sudan, lo Stato più giovane al mondo, indipendente dal 2011, è precipitato nella guerra civile nel 2013 dopo il conflitto politico tra il presidente Salva Kiir e l’allora vicepresidente Riek Machar. Nonostante l’accordo di pace del 2018 e la nascita di un governo di unità nazionale, le tensioni e gli scontri armati tra le forze governative Sspdf e l’Spla-Io stanno gradualmente ma costantemente riemergendo. Machar, divenuto primo vicepresidente dopo gli accordi del 2018, si trova agli arresti domiciliari dal marzo 2025 ed è sotto processo.
Preoccupazione e sorpresa per «la totale mancanza di rispetto della piena attuazione dell’Accordo di pace rivitalizzato», firmato nel 2018 ad Addis Abeba, sono state espresse a fine gennaio dal cardinale Stephen Ameyu Martin Mulla, presidente della Conferenza episcopale del Sud Sudan. «Ribadiamo con urgenza il nostro appello al dialogo, all’unità, alla pace e alla riconciliazione», ha dichiarato il porporato, richiamando l’esortazione che nel 2023 Papa Francesco rivolse ai leader sud sudanesi: «Mai più spargimenti di sangue». «I cittadini — ha concluso il cardinale Mulla — non sono proprietà, sono esseri umani ed è bene conoscere i loro dolori, la fame di pace e il desiderio di vivere in libertà».