Washington Post, licenziamenti per 300 giornalisti, via il 30% dei dipendenti tra cui inviati in Ucraina, Iran e Turchia
Maxi tagli nel quotidiano statunitense di proprietà di Jeff Bezos
Piano licenziamenti al Washington Post dove sono stati tagliati 300 posti di lavoro. Via il 30% dei dipendenti tra cui inviati in zone di guerra come l'Ucraina. In particolare, la giornalista Lizzie Johnson, che ha scritto su X: "Sono appena stato licenziata dal Washington Post nel bel mezzo di una zona di guerra. Non ho parole. Sono devastato". Il direttore esecutivo del quotidiano di proprietà di Jeff Bezos, Matt Murray, ha dichiarato: "Le azioni che stiamo intraprendendo includono una riorganizzazione strategica con una riduzione significativa del personale. Le azioni sono per metter al sicuro il futuro".
Washington Post, licenziamenti per 300 giornalisti, via il 30% dei dipendenti tra cui inviati in Ucraina, Iran e Turchia
Il Washington Post cambia e opta un grosso piano licenziamenti. Oltre a Lizzie Johnson, sono stati licenziati anche Yeganeh Torbati, corrispondente dall’Iran e dalla Turchia, Claire Parker dal Cairo e Loveday Morris da Berlino. In molti hanno preso questa decisione come una nuova "linea" del giornale, che sta decidendo di chiudere il racconto dal fronte.
Tantissimi altri reporter hanno informato personalmente di essere stati licenziati. Spencer Nusbaum: "Oggi sono stato licenziato dal Washington Post. È un duro colpo per i nostri lettori e per la nostra rubrica, ma sono grato per i 4 anni che ho trascorso a scrivere di sport insieme ad amici e leggende. Se stai assumendo o conosci qualcuno che lo sta facendo: spencernusbaum (at) gmail (dot) com".
Claire Parker: "Licenziato dal Washington Post, insieme a tutti i corrispondenti dal Medio Oriente e ai nostri redattori. Difficile capirne la logica. Ma sono grato ai miei incredibili colleghi, la cui grinta e dedizione al giornalismo e al lavoro reciproco mi mancheranno moltissimo".
Loveday Morris: "Mi sento incredibilmente privilegiato per aver trascorso 13 anni come corrispondente estero al Washington Post. Che percorso incredibile: Libano, Iraq, Gerusalemme, Berlino e molto altro ancora. Grazie a tutti coloro che hanno avuto fiducia in me per raccontare le loro storie".