Colloqui Iran-Usa di venerdì 6 febbraio annullati, Usa: "Non accettiamo cambio di sede in Oman, né di limitare discussioni al nucleare"
Teheran chiede di cambiare sede e formato dei negoziati, Washington dice no: i colloqui sul nucleare saltano e lo scontro diplomatico si intensifica
La tensione continua a salire in Medio Oriente. Due funzionari statunitensi hanno annunciato oggi l'annullamento dei colloqui fra Iran e Usa, previsti per venerdì 6 febbraio. Secondo le fonti della Casa Bianca, i negoziati sarebbero saltati per screzi fra le due amministrazioni per format e contenuto. Le richieste iraniane di spostare le trattative dalla Turchia all'Oman e di parlare solamente di nucleare hanno portato gli Stati Uniti a dare un ultimatum, che Teheran non ha accettato.
Colloqui Iran-Usa di venerdì 6 febbraio annullati, Usa: "Non accettiamo cambio di sede in Oman, né di limitare discussioni al nucleare"
I colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti per venerdì sono stati ufficialmente annullati, segnando un nuovo punto di rottura in un dialogo già fragile e intermittente. Secondo quanto riportato da Axios, la decisione è maturata dopo uno scontro diretto su sede, formato e contenuti dell’incontro, con Washington che ha respinto senza margini di trattativa le nuove richieste avanzate da Teheran.
L’Iran aveva chiesto di spostare i negoziati da Istanbul all’Oman, di limitare il confronto esclusivamente al dossier nucleare e di renderlo strettamente bilaterale, escludendo qualsiasi formato più ampio o tematiche collaterali. Una linea giudicata inaccettabile dall’amministrazione statunitense. "Abbiamo detto loro che era questo o niente, e loro hanno risposto 'Ok, allora niente'", ha dichiarato ad Axios un alto funzionario americano, sintetizzando la durezza dello scontro.
Washington, riferiscono due funzionari Usa, non intende concedere modifiche unilaterali a un impianto negoziale già definito, ritenendo che le richieste iraniane rappresentino un tentativo di restringere il campo del confronto e di guadagnare tempo. Gli Stati Uniti, pur ribadendo di voler raggiungere “un accordo reale rapidamente”, hanno lasciato intendere che, in assenza di progressi concreti, potrebbero essere prese in considerazione “altre opzioni”.
Dal lato iraniano, la richiesta di spostare i colloqui in Oman — tradizionale mediatore tra Teheran e Washington — e di concentrarsi solo sul nucleare viene letta come il tentativo di ridurre le pressioni su dossier sensibili come il programma missilistico, il ruolo regionale dell’Iran e il sostegno a gruppi armati alleati in Medio Oriente. Proprio questi temi sono considerati centrali dagli Stati Uniti e dai loro partner, Israele in primis.
La cancellazione dei colloqui avviene in un contesto regionale già altamente instabile, tra il genocidio a Gaza, le tensioni nel Mar Rosso e i continui attriti tra Iran e Stati Uniti. L’assenza di un canale di dialogo attivo aumenta il rischio di escalation, con tutte le forze militari americane e alleate già dispiegate in tutta la regione.
Washington ha lasciato uno spiraglio aperto: se Teheran accetterà di tornare al formato originario, gli Stati Uniti sarebbero pronti a incontrare la delegazione iraniana già nei prossimi giorni. Per ora, però, il messaggio è netto e il clima resta teso, con il confronto che sembra avviarsi verso una nuova fase di irrigidimento.