Usa, Pentagono vara nuova strategia di difesa per rischio attacchi di potenze rivali o guerra civile sul suolo statunitense - DOCUMENTO
La strategia richiama la necessità di prepararsi a crisi di natura differente, con attacchi sia esterni che interni e avversari che agiscono in modo coordinato sfruttando momenti di distrazione
Il Pentagono ha varato una nuova strategia di difesa nazionale, una conseguenza del fatto che Washington stia gestendo numerosi fronti aperti all’estero e un clima di tensione interna crescente. Con Donald Trump alla Casa Bianca, gli Stati Uniti sono coinvolti in dossier delicati come Venezuela, Groenlandia, Cuba, Canada e Iran, dove le loro operazioni di influenza e destabilizzazione puntano ad ampliare l'egemonia statunitense in America o a rovesciare regimi considerati dagli stessi Usa "ostili", come nel caso della vecchia Persia. Sul piano interno, invece, il dissenso verso l’amministrazione è palpabile, con proteste, rivolte e manifestazioni sempre più frequenti, tanto da spingere il governo a prendere in considerazione anche lo scenario di una guerra civile alimentata da cellule terroristiche e movimenti che si sentono vessati dalla politica "imperialista" americana.
Usa, Pentagono vara nuova strategia di difesa per rischio attacchi di potenze rivali o guerra civile sul suolo statunitense
La nuova Strategia di Difesa Nazionale pone la difesa del territorio americano al primo posto tra le missioni delle forze armate. Il documento avverte che le guerre future potrebbero non essere più combattute solo all’estero, ma anche direttamente sul suolo statunitense, man mano che potenze rivali acquisiscono la capacità di colpire gli Usa con missili, cyberattacchi e droni. Secondo il Pentagono, la Forza Congiunta deve essere pronta a dissuadere e, se necessario, a prevalere, inclusa la possibilità di lanciare operazioni decisive direttamente dagli Stati Uniti. La strategia descrive un ambiente di sicurezza globale più rapido, pericoloso e imprevedibile rispetto al passato. Tra le priorità figura lo scudo di difesa missilistica Golden Dome, fortemente sostenuto dal presidente Trump, con l’obiettivo di neutralizzare sbarramenti missilistici e attacchi aerei avanzati. Rafforzate anche le capacità anti-droni, informatiche ed elettromagnetiche, insieme alla protezione delle infrastrutture civili e militari critiche. Il documento sottolinea che la distanza non è più uno scudo. Missili a lungo raggio, armi cibernetiche e tecnologie spaziali consentono oggi agli avversari di colpire direttamente il territorio americano, comprimendo i tempi di reazione e moltiplicando i rischi.
Lo scenario evocato ricorda quello di Invasion U.S.A. (1985), pellicola cult con Chuck Norris, in cui un ex agente combatte un’invasione terroristica sul suolo americano. Anche nel film la minaccia non arriva solo dall’esterno, ma si insinua all’interno del Paese, mettendo in crisi l’idea stessa di sicurezza nazionale. Il parallelismo con questo film si riflette proprio nel fatto che le minacce possono arrivare sia dall’esterno, da potenze rivali capaci di colpire gli Usa, sia dall’interno, con gang, gruppi armati e movimenti di protesta. Un precedente storico è quello dei Chicanos negli anni Sessanta e Settanta, mobilitati anche con il sostegno del Messico, percepito come attore ostile agli Stati Uniti. Il movimento, segnato da proteste, scioperi e scontri, rivendicava diritti civili, accesso alla terra e giustizia sociale, intrecciando le proprie battaglie con quelle del Black Power sotto figure come César Chávez e Corky Gonzales. Quelle tensioni contribuirono ad alimentare fratture interne e un clima di conflitto che mise sotto pressione la sicurezza nazionale americana. In chiave contemporanea, anche il cartello di Sinaloa, di origine messicana, viene considerato un potenziale rischio strategico, soprattutto dopo che Donald Trump ha dichiarato una lotta aperta al narcotraffico. La capacità delle organizzazioni criminali transnazionali di influenzare territori, economie e flussi migratori può infatti tradursi in instabilità interna, generando scontri, attriti e un’escalation di violenza che incide direttamente sulla sicurezza degli Stati Uniti.
La strategia richiama esplicitamente la necessità di prepararsi a crisi simultanee, con avversari che agiscono in modo coordinato o sfruttano momenti di distrazione.
In questo quadro rientrano anche temi come sicurezza delle frontiere, traffico di droga, contrasto ai gruppi narcoterroristici e protezione di asset strategici come il Canale di Panama e la Groenlandia. Questi fronti son oggi incandescenti per via della gestione della politica interna da parte dell'amministrazione repubblicana, basata su repressione e sorveglianza, risultato del progetto perseguito da Trump relativo alla Dottrina Monroe: "L'America agli americani". Per fronteggiare questo contesto, Washington chiede agli alleati europei e indo-pacifici di aumentare drasticamente la spesa bellica, puntando sempre di più alla militarizzazione, così da consentire alle forze statunitensi di concentrarsi sulla difesa della patria e sulle minacce più gravi.