"Israele ha profanato e distrutto oltre 200 tombe di palestinesi a Gaza per trovare resti ultimo ostaggio", la denuncia delle Ong

Esumate oltre 200 tombe a Gaza nella ricerca di un soldato israeliano: Ong denunciano violazioni della dignità dei morti e chiedono supervisione internazionale

Le Ong operanti a Gaza hanno denunciato l'azione dell'Idf riguardo alle operazioni di riesumazione del corpo dell'ultimo ostaggio israeliano, Ran Gviri. Tel Aviv avrebbe infatti profanato e distrutto oltre 200 tombe di palestinesi nella Striscia, lasciando le famiglie e la popolazione gazawi disperati. 

"Israele ha profanato e distrutto oltre 200 tombe di palestinesi a Gaza per trovare resti ultimo ostaggio", la denuncia delle Ong

Le forze di occupazione israeliane hanno intensificato in questi giorni un’operazione di scavo in un cimitero palestinese a est di Gaza City, dissotterrando oltre 200 tombe nel tentativo dichiarato di ritrovare il corpo dell’ultimo soldato israeliano ancora dichiarato prigioniero nella Striscia di Gaza. Secondo il Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, l’apertura di tombe senza supervisione neutrale e indipendente manca di qualunque garanzia di trasparenza e rischia di violare la dignità dei morti e dei rispettivi sepolcri.

Le organizzazioni per i diritti umani sottolineano che tali esumazioni, ampliate oltre il singolo obiettivo dichiarato, possono comportare spostamenti non tracciati, trasferimenti di resti e manomissioni, aggravando il trauma delle famiglie che restano nell’incertezza sulla sorte dei propri cari.

Questo episodio si inserisce in un quadro più ampio: secondo documentazione indipendente, l’esercito israeliano ha distrutto o profanato decine di cimiteri nella Striscia, danneggiando tombe e disperdendo o sottraendo corpi in violazione del diritto internazionale umanitario, che richiede rispetto e protezione per i defunti anche durante i conflitti.

Critici e attivisti denunciano che la prassi priva le famiglie del diritto fondamentale di seppellire i loro morti secondo usi religiosi e culturali, e temono che la politica di sepolture anonime sia usata come leva politica o strumento di pressione.

Organizzazioni per i diritti umani chiedono una fine immediata delle esumazioni non documentate, limiti chiari di intervento, e la supervisione di organismi neutrali per garantire il rispetto dei diritti dei defunti e delle famiglie.