Australia, revocato il visto all'influencer israeliano Sammy Yahood, il creator è accusato di diffondere odio contro l’Islam

Yahood ha preso di mira figure politiche musulmane e organizzazioni internazionali come l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi

L’Australia ha revocato il visto all’influencer Sammy Yahood, accusato di diffondere contenuti d’odio contro l’Islam sui social network. La decisione è arrivata tre ore prima della sua partenza per Melbourne ed è stata motivata dal governo con la necessità di tutelare la coesione sociale e contrastare la diffusione di messaggi discriminatori.

Australia, revocato il visto all'influencer israeliano Sammy Yahood, il creator è accusato di diffondere odio contro l’Islam

Il ministro dell’Interno Tony Burke ha spiegato che "diffondere odio non è un buon motivo per venire in Australia", aggiungendo che chi intende visitare il Paese deve farlo per ragioni compatibili con i valori democratici e di rispetto reciproco. Yahood ha raccontato di aver appreso dell’annullamento del visto soltanto tre ore prima del decollo del suo volo da Israele. L’influencer, cittadino israeliano di origine britannica, è noto per post e video fortemente critici nei confronti dell’Islam, definito in più occasioni come un’ideologia intollerante e aggressiva. In uno dei suoi messaggi più discussi aveva scritto che "l’Islam non tollera i non credenti, i diritti delle donne e delle minoranze", parole che hanno suscitato accuse di incitamento all’odio religioso.

Negli ultimi mesi Yahood aveva anche preso di mira figure politiche musulmane e organizzazioni internazionali, arrivando a sostenere la deportazione di esponenti eletti negli Stati Uniti e a deridere l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. Posizioni che, secondo le autorità australiane, rientrano in un quadro di comunicazione divisiva e potenzialmente pericolosa.

La revoca del visto si inserisce in un contesto di inasprimento delle norme contro i crimini d’odio in Australia, rafforzate dopo gravi episodi di violenza che hanno scosso l’opinione pubblica, come la strage di Bondi Beach. Il governo ha ribadito che la libertà di espressione resta un valore fondamentale, ma non può giustificare messaggi che alimentano ostilità verso gruppi religiosi o culturali. Yahood ha definito la decisione un atto di censura e ha annunciato possibili azioni legali, sostenendo che le sue opinioni rientrerebbero nel diritto di critica.