WEF Davos 2026, l'ingratitudine di Kiev: Zelensky critica duramente l'Europa dopo aver ricevuto dalla stessa oltre 130 miliardi di euro
Il Presidente ucraino ha accusato i leader europei di riconoscere le minacce globali anno dopo anno senza riuscire a trasformare l'analisi in azione politica, definendo l'Europa "divisa e persa"
Volodymyr Zelensky ha scelto il palcoscenico del World Economic Forum di Davos per sferrare il suo attacco più duro all'Unione Europea dall'inizio dell'invasione russa. Un discorso che sa di ingratitudine dopo quasi quattro anni di sostegno massiccio da parte delle istituzioni europee e degli Stati membri, che hanno versato nelle casse ucraine oltre 130 miliardi di euro tra aiuti finanziari, militari e umanitari. Sullo sfondo, il primo incontro trilaterale Ucraina-USA-Russia.
Zelensky a Davos: critica feroce all'Europa mentre cerca l'intesa con Trump
Il leader ucraino attacca duramente l'UE per l'indecisione sugli asset russi congelati e la mancanza di una risposta strategica autonoma. Il Presidente ucraino ha accusato i leader europei di riconoscere le minacce globali anno dopo anno senza riuscire a trasformare l'analisi in azione politica, definendo l'Europa "divisa e persa" (Euractiv Italia). Una critica che arriva proprio mentre Bruxelles si dibatte sulla complessa questione dell'utilizzo degli asset russi congelati – circa 210 miliardi di euro bloccati principalmente presso Euroclear in Belgio.
La questione degli asset russi: paralisi europea o prudenza necessaria?
Zelensky ha puntato il dito contro l'indecisione europea sull'uso dei beni congelati alla Russia, lamentando che "l'Europa non ha nemmeno cercato di costruire la propria risposta" e che "Putin è riuscito a fermare l'Europa" (Euractiv Italia - Il Messaggero). Ma la realtà è ben più complessa di quanto il Presidente ucraino voglia ammettere. L'Unione Europea sta valutando con estrema prudenza l'utilizzo di questi asset come garanzia per un prestito fino a 165 miliardi di euro destinato all'Ucraina, proprio perché il meccanismo solleva enormi questioni giuridiche, finanziarie e istituzionali che potrebbero avere conseguenze ben oltre questo caso specifico. Il premier belga Bart De Wever non ha mai ceduto, richiedendo (giustamente) serie garanzie giuridiche e finanziarie prima di procedere, perché se un domani un giudice dovesse stabilire che vada restituito alla Russia il controvalore degli asset russi in Europa, il Belgio sarebbe costretto a dover portare i propri libri contabili in tribunale. La Banca Centrale Europea ha espresso cautela sul piano e ha rifiutato la richiesta di diventare il garante finale dell'operazione, considerandola ad alto rischio politico e giuridico (Analisi Difesa). Non si tratta di vigliaccheria, ma di responsabilità verso la stabilità del sistema finanziario europeo e il rispetto del diritto internazionale.
I numeri dell'assistenza europea all’Ucraina: una generosità senza precedenti
Quello che Zelensky sembra dimenticare deliberatamente sono i numeri effettivi del sostegno europeo. L'UE e i suoi Stati membri hanno fornito 103,3 miliardi di euro in sostegno finanziario, economico e umanitario. Collettivamente, l'Europa ha contribuito 138 miliardi di euro in totale, combinando l'assistenza a livello europeo con i contributi bilaterali dei singoli Paesi, superando i 111 miliardi degli Stati Uniti. Tra il 2022 e il 2025 l'UE ha erogato un totale di 43,3 miliardi di euro di assistenza macrofinanziaria per l'Ucraina sotto forma di prestiti e sovvenzioni, mentre lo strumento per l'Ucraina prevede fino a 50 miliardi di euro di finanziamenti stabili per il periodo 2024-2027. Tra il 2022 e il 2025 l'UE e i suoi Stati membri hanno stanziato oltre 4,2 miliardi di euro per aiutare i civili colpiti dalla guerra. E proprio nel vertice di dicembre 2025, dopo 16 ore di trattative, il Consiglio europeo ha trovato l'unanimità sul sostegno all'Ucraina per il biennio 2026-27 con un prestito da 90 miliardi attraverso debito comune. Un impegno finanziario colossale che testimonia la volontà europea di non abbandonare Kiev, nonostante le difficoltà politiche e le perplessità di alcuni Stati membri.
Il corteggiamento di Trump e la tempistica sospetta
Il discorso di Zelensky a Davos è arrivato immediatamente dopo un incontro privato con Donald Trump, dal quale è emerso l'annuncio di un primo vertice trilaterale tra Ucraina, Stati Uniti e Russia negli Emirati Arabi Uniti. Zelensky ha affermato che i documenti volti a porre fine alla guerra sono quasi pronti, aggiungendo che "la Russia deve essere pronta a porre fine a questa guerra". Il Presidente ucraino ha esortato l'Europa a smettere di cercare di convincere Trump a cambiare posizione, dichiarando che "President Trump loves who he is, and he says he loves Europe, but he will not listen to this kind of Europe" (CNBC). Un messaggio chiaro: Zelensky sta puntando tutto sulla carta americana, mentre scarica sull'Europa la responsabilità dell'indecisione. Zelensky ha anche paragonato il leader russo all'ex Presidente venezuelano Maduro, sottolineando come Trump abbia guidato un'operazione che ha portato all'arresto di Maduro, mentre Putin non è ancora sotto processo nonostante sia il quarto anno della più grande guerra in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale(Time). Un paragone azzardato che sembra più una captatio benevolentiae verso la nuova amministrazione americana che un'analisi geopolitica seria.
Le contraddizioni del discorso di Zelensky
Zelensky ha criticato la risposta europea alla crisi in Groenlandia, chiedendo: "Se si inviano 14 o 40 soldati in Groenlandia, a cosa serve? Che messaggio trasmette a Putin, alla Cina?" (Euronews). Eppure proprio l'Europa ha accolto milioni di profughi ucraini, ha fornito sistemi d'arma avanzati, ha sostenuto l'economia ucraina impedendone il collasso. Il Presidente ucraino ha definito l'Europa "un caleidoscopio frammentato di piccole e medie potenze" incapace di reagire in modo unitario alle sfide globali. Ma questa stessa Europa frammentata ha trovato l'unanimità per sanzionare la Russia, per finanziare l'Ucraina, per aprire i negoziati di adesione all'UE con Kiev.
Un minimo di riconoscenza
E’ assolutamente legittimo essere critici verso l'Europa, molti cittadini europei lo sono, a partire dal sottoscritto. Ma Zelensky non è un cittadino europeo, e soprattutto non ha ricevuto briciole ma decine di miliardi di euro. Paesi come Estonia e Danimarca hanno destinato oltre il 2,5% del loro PIL all'assistenza all'Ucraina, una percentuale enorme per economie relativamente piccole. L'atteggiamento del Presidente ucraino a Davos è sintomatico di un problema più profondo: la convinzione che l'Europa debba sostenere l'Ucraina senza condizioni, senza dibattito, senza nemmeno la possibilità di valutare prudenzialmente le implicazioni delle decisioni richieste. In buona sostanza un atteggiamento prepotente ed arrogante, quello espresso da Zelensky.
Il discorso di Zelensky a Davos rappresenta un momento delicato nei rapporti tra Kiev e Bruxelles. Mentre l'Ucraina ha tutto il diritto di chiedere sostegno per difendersi dall'aggressione russa, questo non giustifica l'ingratitudine verso chi ha già dato moltissimo. L'Europa non è perfetta, ma ha fatto sforzi straordinari – finanziari, politici, umanitari – per sostenere l'Ucraina. La nuova strategia di Zelensky sembra chiara: corteggiare Trump, criticare l'Europa, cercare di accelerare i negoziati con la Russia. È una scommessa rischiosa che potrebbe lasciare l'Ucraina isolata se l'amministrazione americana – così come effettivamente sembrerebbe - dovesse cambiare rotta o chiedere concessioni inaccettabili per Kiev.
Di Eugenio Cardi