Israele, Patriarchi di Gerusalemme contro il sionismo cristiano : "Ideologia dannosa, fuorvia l'opinione pubblica e minaccia nostra unità"
Nel testo congiunto, i leader religiosi denunciano le iniziative di individui e gruppi legati al sionismo cristiano, accusati di “fuorviano l’opinione pubblica, seminano confusione e danneggiano l’unità del nostro gregge”
In un documento pubblico diffuso il 17 gennaio, i Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme – cattolici, ortodossi, armeni e rappresentanti delle altre confessioni storiche – hanno espresso una netta condanna del “sionismo cristiano”, definendolo "un’ideologia pericolosa che mette a rischio la coesione delle comunità cristiane in Terra Santa".
Israele, Patriarchi di Gerusalemme contro il sionismo cristiano : "Ideologia dannosa, fuorvia l'opinione pubblica e minaccia nostra unità"
Nel testo congiunto, i leader religiosi ribadiscono che "la cura pastorale e la rappresentanza dei cristiani nella regione spettano esclusivamente alle Chiese apostoliche storiche" e denunciano le iniziative di individui e gruppi legati al sionismo cristiano, accusati di “fuorviano l’opinione pubblica, seminano confusione e danneggiano l’unità del nostro gregge”. La dichiarazione manifesta inoltre forte preoccupazione per il fatto che tali soggetti siano stati “accolta favorevolmente a livello ufficiale sia a livello locale che internazionale”, configurando, secondo i Patriarchi, un’ingerenza nella vita interna delle Chiese. “Queste azioni costituiscono un'interferenza nella vita interna delle chiese”, si legge nel documento.
Il sionismo cristiano viene descritto come un movimento teologico-politico che interpreta la nascita dello Stato di Israele e il ritorno degli ebrei nella Terra Santa come compimento di profezie bibliche, secondo una lettura dispensazionalista diffusa soprattutto negli ambienti evangelici statunitensi. Una visione che, secondo i critici, va ben oltre il riconoscimento del diritto all’esistenza di Israele, trasformando il sostegno politico allo Stato israeliano in un presunto dovere religioso. Da teorie come queste i sionisti derivano il loro presunto diritto di annettere la Palestina, giustificando così il genocidio a Gaza e le violenze in Cisgiordania.
La presa di posizione dei Patriarchi arriva in un contesto segnato dalla crescente preoccupazione dei cristiani palestinesi per le politiche israeliane, dalla confisca delle terre alla pressione sulle proprietà ecclesiastiche, fino agli effetti della guerra a Gaza. Secondo un recente rapporto del Consiglio dei Patriarchi, “le minacce al patrimonio cristiano – in particolare a Gerusalemme, nella Cisgiordania occupata e a Gaza, insieme a questioni di tassazione ingiustificata – sono fonte di preoccupazioni costanti che minacciano l’esistenza della comunità e delle chiese”.
Allarme anche sul fronte dell’istruzione: un alto organismo ecclesiastico palestinese ha denunciato le restrizioni israeliane che impediscono agli insegnanti della Cisgiordania di raggiungere le scuole di Gerusalemme Est, parlando di misure arbitrarie che colpiscono in modo particolare le istituzioni cristiane. Secondo l’Alto Comitato presidenziale per gli affari ecclesiastici, almeno 171 insegnanti e membri del personale sono stati colpiti da sospensioni o riduzioni dei permessi di lavoro, in quella che viene definita una strategia volta a indebolire l’istruzione palestinese e a erodere la presenza cristiana indigena nella città.