Ucraina, il gas, i missili e l’improvvisa passione europea per la pace scoppiata dopo l'attacco russo col supermissile Oreshnik su Leopoli

In realtà l’improvvisa conversione alla diplomazia manifestata dal duo MM (Macron-Meloni) è arrivata esattamente dopo che Mosca, il 9 gennaio, ha colpito con un missile ipersonico Oreshnik un sito strategico nell’area di Leopoli, a 70 km. dal confine polacco. Un dettaglio che per i media occidentali è rimasto sepolto sotto la rassicurante etichetta di “obiettivi sensibili”

In questi giorni si è potuto assistere a una spericolata, quanto in attesa e netta virata da parte di politici e alti funzionari UE. I primi a indicare la nuova rotta sono stati prima Emmanuel Macron: “è arrivato il momento di parlare con la Russia”, poi Giorgia Meloni: “credo che il presidente Macron abbia ragione. Credo che sia il momento in cui anche lUnione Europea parli con la Russia”.

Subito dopo il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha affermato che “siamo più vicini che mai al raggiungimento di un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina”.

La maggior parte dei commentatori, dopo lo shock iniziale, si è adeguata al nuovo approccio e ha imbastito la consueta narrazione a supporto.

La parte residuale, quella della cosiddetta controinformazione, si è assestata su una presa d’atto piena di compiacimento, in sostanza ha rispolverato il vecchio motto popolare del “meglio tardi che mai”.

Pochissimi si sono interrogati sui motivi sostanziali che hanno prodotto l’inversione a U dei politici UE.

In realtà l’improvvisa conversione alla diplomazia manifestata dal duo MM (Macron-Meloni) è arrivata esattamente dopo che Mosca, il 9 gennaio, ha colpito con un missile ipersonico Oreshnik un sito strategico nellarea di Leopoli, a 70 km. dal confine polacco. Un dettaglio che per i media occidentali è rimasto sepolto sotto la rassicurante etichetta di obiettivi sensibili”.

Obiettivi sensibili. Una formula che nella neolingua euro-atlantica equivale a dire: non fate domande. E invece la domanda è una sola: cosa è stato realmente colpito? Non una caserma dell’aviazione qualunque, non un deposito di camion, ma uninfrastruttura che custodiva la più grande riserva strategica di gas europea. Una capacità di stoccaggio stimata in 17 miliardi di metri cubi.

Il polmone energetico di emergenza dellUE, pari a un valore di mercato di 500 miliardi di euro(!). Andati letteralmente in fumo.

Insomma, c’è voluto un missile ipersonico per far scoprire allUnione Europea che forse parlare con la Russia non è più un tabù.

Una rivelazione collettiva. Una sorta di epifania geopolitica.

In altre parole non è stata colpita Kiev. È stata colpita Bruxelles.

Non un messaggio simbolico. Un avvertimento chiaro e preciso, espresso in megatoni di realtà, per colpire al cuore il sistema di sicurezza energetica europea e metterne a nudo tutta la fragilità e la vulnerabilità.

E subito si è passati dal mai con Putin” al forse, parliamone”.

Fino a ieri Putin era il nuovo Hitler, lo zar sanguinario che vuole ricostruire l’impero. Oggi, dopo un singolo attacco chirurgico, diventa improvvisamente un interlocutore con cui aprire un canale”. Sono questi il tempismo e la strategia che dovrebbero rassicurare i cittadini europei? La verità è che lUnione Europea cambia linea solo quando arriva la fattura. E il 9 gennaio è arrivata la prima vera fattura di guerra, espressa in asset strategici evaporati.

Se si considera in questa ottica il devastante attacco russo si comprende finalmente quali siano i reali motivi che hanno indotto i “volenterosi” a riconsiderare la loro postura. Forse l’attacco russo del 9 gennaio ha evitato l’impiego di armi micidiali contro ben altri obiettivi.

A Mosca infatti esiste da tempo un dibattito interno che in Occidente viene sistematicamente nascosto: quello sulluso di armi atomiche tattiche come strumento politico. Una parte rilevante dellestablishment russo, con teorici come Sergej Karaganov in prima linea, sostiene che lEuropa vada rieducata” alla realtà della guerra, perché a Bruxelles si continua a giocare a Risiko con i carri armati e con le vite degli altri.

Putin, l’autocrate irrazionale, è in realtà il garante di un equilibrio precario: quello tra chi vorrebbe passare al livello successivo e chi, come lui, tenta di restare in equilibrio sul filo senza precipitare nel baratro nucleare. Ed è qui che lOreshnik diventa qualcosa di più di un missile: diventa un sostituto della bomba, un modo per dire possiamo fare molto peggio, ma per ora non lo facciamo”.

Al contrario i politici che fingono di governare l’Europa, i Macron, gli Starmer, i Merz, le Meloni e le von der Leyen, i Calenda con i loro tatuaggi, le Picierno e le Kallas, con le loro crisi isteriche, sono marionette che interpretano un ruolo su un palcoscenico vuoto, quello del vuoto cosmico della UE.

Una classe dirigente che confonde letica con lhashtag e la strategia con il talk show. Hanno scoperto la diplomazia solo quando il gas è saltato in aria.

Non quando sono morti migliaia di soldati.

Non quando le città sono state distrutte.

Ma quando è stata toccata la cassaforte energetica europea. E questo spiega perfettamente perché oggi, allimprovviso, tutti vogliono parlare con la Russia”.

Di Marco Pozzi