13 Gennaio 2026
Da circa dieci anni come la Somalia e il Sudan anche lo Yemen appare afflitto da quelle che possiamo chiamare: “guerre civili internazionali” per cui attualmente appare scisso fra tre aree in tensione fra di loro. L’area con capitale Sanaa controllato dal movimento degli Houthi filo-iraniani e anti-occidentali divenuti famosi per i loro attacchi militari alle navi nel Mar Rosso; il Consiglio di Transizione del Sud, con capitale Aden e un’altra area meno coinvolta ma altrettanto instabile e fragile di incerta (per ora) definizione: la parte più orientale.
La recente notizia sorprendente del bombardamento saudita di alcuni blindati che gli Emirati Arabi Uniti hanno spedito nel porto meridionale di Mukalla rappresenta una novità dirompente che dimostra l’emergere di due fattori: un certo risveglio politico dell’Arabia Saudita e la sempre più netta divaricazione fra la visione geopolitica saudita e quella emiratina per quanto riguarda il futuro dello Yemen. Gli E.A.U. infatti negli ultimi anni si sono distinti per un’intensa proiezione internazionale sia commerciale che politica mostrando di voler giocare un loro ruolo autonomo nello Yemen al fine della creazione di uno Yemen del Sud autonomo e intraprendente, mentre i Sauditi tradizionalmente non hanno mai abbandonato l’idea della ricostituzione di uno Yemen unitario e legittimo, anche se questa propensione sembra nei fatti sempre meno realistica.
Il recente riconoscimento israeliano del Somaliland rende simmetricamente sempre più delicate e importanti le dinamiche di quest’area fra corno d’Africa e parte meridionale della penisola arabica, in connessione con l’accesso al Mar Rosso e quale crocevia internazionale. Se confrontiamo l’iper-attività degli E.A.U. in Africa e con l’area occidentale non possiamo che sottolineare al contrario l’assenza (per ora) di una visione geopolitica propria dell’Arabia Saudita che è un gigante economico e spirituale-culturale (quale Regno sacro dell’Islam) ma non appare riuscire a ritagliarsi un ruolo identificante e altrettanto importante sotto gli altri profili.
Questo bombardamento quindi da una parte conferma e manifesta volutamente la superiorità militare saudita nella penisola arabica, dall’altra rivela l’intenzione di rallentare l’attivismo proiettivo degli E.A.U dimostrando la preoccupazione saudita di essere esclusi da nuovi posizionamenti relazionali e territoriali. Una tensione che ricorda quella del 2017-2021 fra Arabia Saudita e Qatar.
Il possibile prossimo crollo o implosione dell’attuale regime iraniano surriscalda al massimo il tema dei rapporti inter-arabi in quanto potrebbe ridefinire il peso e il posizionamento di tutti gli Stati del Golfo, anche invertendo gerarchie e priorità date per scontate ma oggi in discussione.
Di Giacomo Maria Prati
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