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"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

La sinistra marxista e l’illusione islamista: quando l’odio per l’Occidente spinse intellettuali e femministe a sostenere Khomeini, finendo per essere le prime vittime della Rivoluzione

Negli anni Settanta femministe, studenti e marxisti sostennero Khomeini come forza anti-imperialista. La Repubblica Islamica li eliminò per primi, consegnando il Paese ad un oscurantismo oggi in bilico

12 Gennaio 2026

Iranian revolution and marxism

Un paio di trecce tenute strette, occhiali da vista e un viso sorridente. L’abbigliamento è quello tipico di una ragazza degli anni Settanta e, se non fosse per la fotografia dell’ayatollah Khomeini sollevata trionfalmente sopra la testa, potrebbe sembrare una femminista occidentale uscita da un album sessantottino romano.

In verità, di immagini come questa ne esistono molte. Erano donne politicamente impegnate, spesso femministe, e accanto a loro c’erano i compagni iraniani: studenti spesso benestanti e colti, marxisti, terzomondisti, convinti che la Rivoluzione fosse prima di tutto socialista e anti-imperialista.

In quegli anni, in Persia governava Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Scià. Sovrano fortemente filo-occidentale, aveva avviato un vasto programma di modernizzazione, la cosiddetta Rivoluzione Bianca, fatto di riforme agrarie, alfabetizzazione, emancipazione femminile formale e apertura economica. Teheran, almeno nelle sue élite urbane, cominciava ad assomigliare a una capitale europea: minigonne, università, cinema, grandi boulevard.

Ed era proprio questo il problema.

Per una larga parte dell’opposizione marxista e religiosa, quel progresso non era altro che una forma di occidentalizzazione forzata, sicché quelle forze finirono così per convergere attorno all’ayatollah Ruhollah Khomeini, allora in esilio tra Najaf e la Francia.

Khomeini, va ricordato, non parlava il linguaggio della sinistra occidentale. Non usava il termine “anti-imperialismo”. Parlava di “Grande Satana” e “Piccolo Satana”: il primo erano gli Stati Uniti, il secondo l’Europa. Ma molti intellettuali marxisti, iraniani e non solo, tradussero quelle categorie religiose nel proprio vocabolario ideologico. Nella loro mente, il nemico era lo stesso: l’Occidente capitalista, l’America, il liberalismo.

Durante la fase rivoluzionaria, tra il 1978 e il 1979, la sinistra giocò un ruolo decisivo: scioperi, mobilitazione studentesca, organizzazione clandestina. Gruppi come il Tudeh (partito comunista iraniano) o i Fedayin-e Khalq credevano che l’Islam politico fosse una fase transitoria, uno strumento utile a rovesciare lo Scià, destinato poi a lasciare spazio a una vera rivoluzione socialista.

Accadde l’opposto.

Una volta rientrato in Iran e consolidato il potere, Khomeini mostrò con estrema chiarezza quale fosse la natura del nuovo regime. Una natura che, in realtà, non era mai stata nascosta: i suoi intenti erano evidenti, lo erano persino per i marxisti avevano scelto deliberatamente di ignorarli, tanto era forte l’odio verso l’Occidente.

La Repubblica Islamica non avrebbe tollerato alcun pluralismo ideologico. Molti dei marxisti che avevano sostenuto la Rivoluzione vennero condannati a morte e impiccati: i loro corpi lasciati penzolare nelle piazze, esposti come monito.

Le donne che avevano manifestato contro lo Scià si ritrovarono obbligate al velo; tutti i diritti e le libertà conquistati durante la Rivoluzione Bianca vennero progressivamente cancellati dalla dimensione totalizzante dell’Islam politico. Il diritto di famiglia fu riformato in senso patriarcale, l’età minima per il matrimonio abbassata, il corpo femminile trasformato in terreno statale.

Quando Oriana Fallaci intervistò Khomeini nel 1979 e gli chiese cosa fosse la democrazia per lui, la risposta, per quanto tagliente, divenne fondamento necessario per comprendere ciò che sarebbe accaduto negli anni venturi:

«La parola Islam non ha bisogno di aggettivi come l’aggettivo democratico. Proprio perché l’Islam è tutto, vuol dire tutto. Per noi è triste mettere un’altra parola accanto alla parola Islam che è perfetta. Se vogliamo l’Islam, che bisogno c’è di specificare che vogliamo la democrazia?»

 

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