Gaza, le 12 aziende italiane che guideranno la ricostruzione della Striscia: da Eni a Saipem, da Webuild a Cementir Holding - RUMORS

Da Eni a Webuild, da Saipem a Italferr: dodici colossi italiani si preparano alla ricostruzione di Gaza. Un giro d’affari stimato tra 5 e 15 miliardi di euro

Sarebbero 12 le aziende italiane che guideranno la ricostruzione della Striscia di Gaza. Tra loro nomi di società che lavorano in diversi ambiti, come quello di energia, costruzioni, infrastrutture e agritech. Fra queste, Eni, Snaipem, Webuild e Cementir Holding.

Gaza, le 12 aziende italiane che guideranno la ricostruzione della Striscia: da Eni a Saipem, da Webuild a Cementir Holding - RUMORS

Mentre la comunità internazionale discute su chi guiderà la ricostruzione di Gaza, l’Italia si posiziona tra i protagonisti economici con un gruppo di dodici aziende pronte a giocare un ruolo centrale. Dal petrolio alle costruzioni, passando per le infrastrutture e l’agritech, le imprese italiane coprono l’intera filiera della rinascita di un territorio devastato.

Nel gruppo figurano Eni e Saipem per il settore energia e gas; Webuild, Buzzi Unicem, Cementir, Rizzani de Eccher, Bonatti, Pizzarotti e Vianini Lavori per le costruzioni; Gruppo Gavio, Italferr e Anas per le infrastrutture; e BF Spa per l’agricoltura tecnologica.

Le cifre in gioco sono enormi. Secondo le stime dell’Onu e della Banca Mondiale, la ricostruzione completa della Striscia potrebbe costare tra i 40 e gli 80 miliardi di dollari, con una prima fase di lavori infrastrutturali da almeno 30 miliardi. Se anche solo una frazione di questi fondi fosse affidata a ditte italiane, si tratterebbe di un business tra i 5 e i 15 miliardi di euro nel medio periodo.

Il colosso Webuild, che ha chiuso il 2024 con 12 miliardi di euro di ricavi e un portafoglio ordini record da 63 miliardi, si candida come principale protagonista nel settore edilizio. Eni, con profitti netti sopra i 5 miliardi, potrebbe occuparsi della rete energetica e del gas. Buzzi Unicem e Cementir fornirebbero materiali per le nuove costruzioni, mentre Anas e Italferr sono pronte a disegnare strade e ferrovie.

Dietro la retorica della solidarietà e della cooperazione internazionale, la ricostruzione di Gaza rappresenta dunque una gigantesca opportunità economica. L’Italia, forte della propria tradizione industriale, si prepara a trasformare l’impegno diplomatico in una concreta — e redditizia — partecipazione alla rinascita di una terra ancora ferita.