La Bce ha lasciato invariati i tassi di interesse, depositi al 2%, rifinanziamenti principali al 2,15%, marginali al 2,40%
La riunione del consiglio direttivo della Bce ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento, anche se la situazione internazionale potrebbe portare a cambiamenti nel corso dell’anno.
Il consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse sull’euro. Una decisione che deriva da una netta ripresa dell’inflazione nell’Eurozona negli ultimi mesi, ma anche dalle preoccupazioni legate al contesto internazionale. La crisi petrolifera causata dalla guerra in Medio Oriente potrebbe portare, nei prossimi mesi, a un aumento del costo del denaro.
La Bce ha lasciato invariati al 2% i tassi di interesse.
Durante la riunione del consiglio della Bce è prevalso un atteggiamento attendista, come buona parte degli analisti aveva previsto. Tutti i tassi di interesse di riferimento, quello di deposito presso la Banca centrale, quello di rifinanziamento principale e quello di rifinanziamento marginale, sono rimasti invariati:
- Tasso sui depositi: 2%;
- Tasso sui rifinanziamenti principali: 2,15%;
- Tasso sui rifinanziamenti marginali: 2,40%.
Quello che solitamente viene preso come riferimento è il primo, il tasso sui depositi, che è quello che gli istituti di credito ricevono per depositare soldi presso la Bce. Di conseguenza, è anche quello che influenza maggiormente i mercati dei prestiti e i mutui.
La decisione è arrivata dopo che ieri sono stati pubblicati i dati sull’inflazione dell’Eurozona. A febbraio si è assestata al 2,6%, in risalita rispetto all’1,9% di gennaio. Cambiamenti che, però, non sono ancora influenzati dalla guerra in Medio Oriente.
Le conseguenze dell’aumento del prezzo del petrolio e del gas sono al centro delle preoccupazioni della Bce. A marzo si teme una fiammata inflazionistica che potrebbe riportare l’indice dei prezzi oltre il 2%, considerato la soglia ideale.
Di conseguenza, è possibile che questo atteggiamento attendista della Bce si trasformi presto in una politica di intervento. Gli analisti prevedono almeno due aumenti del costo del denaro entro la fine del 2026, interrompendo quindi il periodo ribassista che ha caratterizzato il 2025. Queste decisioni potrebbero mettere in difficoltà l’Italia, che ha un’inflazione e una crescita sotto la media dell’Eurozona.