Guerra in Iran, Borse in calo, Ftse MIB a -1,80%, Dax a -2%, Parigi a -1,72%, Londra a -1%, l’Asia ha chiuso in negativo

La guerra in Iran ha fatto aprire in calo tutte le Borse europee dopo le pessime chiusure di quelle asiatiche, mentre oro e petrolio riprendono a salire di prezzo

Lunedì complesso sui mercati internazionali. La guerra in Iran ha portato a un aumento dell’incertezza e alla fuga degli investitori dal mercato azionario verso i beni rifugio. Calano le Borse, sia europee sia asiatiche, mentre salgono i prezzi dell’oro, scendono i rendimenti dei Bund e soprattutto cresce il prezzo del petrolio, che rischia di arrivare in breve a 100 dollari al barile.

Guerra in Iran, Borse europee in calo, Ftse MIB a -1,80%

A causa della guerra in Iran hanno aperto tutte in rosso le Borse europee. Milano risulta in calo dell’1,8% a metà seduta, con pessimi risultati da parte di tutti i titoli quotati al Ftse Mib. Stellantis è la peggiore a -4,73%, ma anche i bancari stanno andando molto male, con ribassi molto superiori al 3%. In aumento solo gli energetici, con Eni al 2%, e i titoli legati all’ambito militare, come Fincantieri e Leonardo.

La situazione di Milano si riflette in quasi tutte le Borse europee. Il Dax di Francoforte perde il 2%, Parigi limita al 1,72% il rosso, mentre Londra è la migliore con una perdita attorno all’1%. Madrid risulta più volatile a -2,30%.

Chiusura in profondo rosso per le Borse asiatiche

Le Borse europee hanno ereditato una pessima chiusura da parte di quelle asiatiche. La peggiore è l’Hang Seng di Hong Kong, che ha lasciato sul terreno a fine seduta il 2,14%. Meno negativo il Nikkei di Tokyo, che perde soltanto l’1,35%.

Le Borse asiatiche sono state le prime a subire l’impatto della guerra in Iran, che però aveva già dato chiari segnali ai mercati azionari nel premarket del weekend.

Oro e petrolio in rialzo

Il primo segnale di instabilità sui mercati finanziari lo aveva dato il petrolio. Durante il fine settimana, il barile aveva toccato gli 80 dollari, per quanto riguarda il benchmark internazionale del Brent.

L’instabilità ha riportato nuovi picchi anche per l’oro, che nelle ultime settimane era stato meno turbolento rispetto al recente passato. Un’oncia di metallo giallo è però arrivata a valere più di 5.400 dollari, 120 in più rispetto alla chiusura di venerdì.