Azioni USA a rischio per valutazioni record e dollaro debole previsto a 1,22 sull’euro, pesa anche l’inflazione
Le azioni delle società statunitensi sono sotto pressione a causa delle valutazioni elevate e del dollaro debole, ma anche delle prospettive sull’inflazione.
I mercati finanziari statunitensi stanno affrontando una grande fase di incertezza. L’analisi di UBS ha mostrato una serie di possibili problemi, dall’inflazione alla valutazione eccessiva fino al valore incerto del dollaro, che hanno portato a una riduzione della valutazione della stabilità delle azioni.
Azioni USA a rischio per valutazioni record e dollaro debole
Secondo Andrew Garthwaite, responsabile della strategia azionaria globale di UBS, i fattori che hanno sostenuto per anni gli ottimi risultati della Borsa statunitense stanno perdendo vigore. Il primo problema è rappresentato dal dollaro. Entro fine trimestre, prevede il rapporto, il biglietto verde sarà a 1,22 sull’euro.
Una valutazione molto bassa specialmente per i tempi recenti e storicamente un calo del 10% del dollaro si associa a una sottoperformance delle azioni statunitensi non protette dal cambio del 4%.
C’è poi il paragone con il resto del mondo. L’indice MSCI World ex-US, che raggruppa tutte le maggiori borse mondiali esclusi gli USA, da inizio anno si è apprezzato dell’8%, mentre l’S&P 500, l’indice delle 500 aziende statunitensi con la maggiore capitalizzazione di mercato, è sostanzialmente invariato.
Se si vanno a vedere i principali overperformer, come il Nikkei, il paragone diventa ancora più ingeneroso. La Borsa giapponese ha guadagnato il 17%. Notevole è anche la differenza con lo Stoxx Europe 600, il principale indice europeo, che cresce del 7%.
Non aiutano questo scenario le prospettive sull’inflazione. A gennaio l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è arrivato al 2,9%, lontanissimo dall’obiettivo del 2% e soprattutto in netta crescita, dello 0,5%, rispetto a dicembre.
Nonostante questo, l’analisi di UBS continua a non essere ribassista. L’S&P 500 continuerà a crescere anche nel 2026, raggiungendo i 7.500 punti entro la fine dell’anno. Si tratterà semplicemente di una crescita a ritmo ridotto rispetto a quanto precedentemente si attendeva buona parte degli altri analisti.