Ansaldo, nucleare opportunità da 46 mld € per l'economia italiana, prosegue iter della legge delega
Ansaldo Nucleare ha illustrato le opportunità dello sviluppo del nucleare in Italia, con un potenziale miliardario per le imprese
Nel corso di un'audizione sui disegni di legge delega che andranno a comporre l’impianto da cui il governo potrà agire per riportare l’energia atomica in Italia, Ansaldo Nucleare ha illustrato le possibilità che il settore può aprire alle industrie italiane, tra cui 200 miliardi di euro di giro d’affari tra progettazione, costruzione e gestione dei reattori.
La svolta del nucleare in Italia, 200 miliardi di euro di giro d’affari
Ansaldo Nucleare ha spiegato al Parlamento le opportunità che l’energia atomica rappresenta per l’industria italiana. L’azienda fa parte della joint venture Nuclitalia, la società che si occuperà di sviluppare parte dei reattori che dovranno contribuire alla svolta dell’atomo nel nostro Paese.
Quando si parla di nucleare, spesso ci si concentra soprattutto sulle questioni energetiche e meno su quelle economiche. Secondo le stime di Confindustria, il mercato atomico sarebbe in grado di generare 46 miliardi di euro al 2050, il 2,5% del Pil. Ci sarebbe inoltre la creazione di 120mila posti di lavoro, sempre nello stesso periodo.
"Il nuovo nucleare può rappresentare un importante volano per l’industria italiana, se saprà inserirsi nei programmi di crescita europei e se potrà contare su un programma nazionale", ha spiegato un rappresentante dell’azienda, davanti alle commissioni riunite Ambiente e Attività Produttive.
Un’opportunità che l’Italia ha ignorato negli ultimi 40 anni, mentre in altri Paesi venivano create competenze e infrastrutture necessarie a sviluppare tecnologie nucleari.
"L’industria del nucleare italiano non si è mai chiusa, ha solo iniziato a lavorare per altri Paesi», ha ricordato Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’Energia, in audizione sul ddl Nucleare alla Camera, «ora è il momento di creare una filiera tutta italiana impiegabile anche su larga scala".
Dalle audizioni inoltre arriva la conferma che l’Italia continuerà a puntare soprattutto sugli SMR, i piccoli reattori nucleari di nuova generazione, piuttosto che sulle centrali nucleari tradizionali.