Nestlé prepara la vendita della divisione acque da oltre €5 miliardi, Pai Partners in pole position per San Pellegrino, Acqua Panna e Perrier

Asta partita a inizio 2026con Rothschild advisor, sul tavolo possibile cessione parziale e operazione finanziata con €2-3 miliardi di debito; In corsa anche CD&R e One Rock, mentre Nestlé valuta una partnership sul modello Froneri

Nestlé è ufficialmente pronta a vendere la divisione Waters, che comprende alcuni dei marchi più noti dell’acqua minerale a livello globale, tra cui San Pellegrino, Acqua Panna, Levissima e Perrier. L’operazione, valutata oltre 5 miliardi di euro, è nell'aria già dalla fine del 2024, e finalmente sembra che si stia arrivando a una conclusione della storia. Sicuramente, il risultato è destinato ad avere un impatto rilevante anche sull’Italia, dove il gruppo Sanpellegrino rappresenta uno degli asset industriali più importanti.

L'inizio del percorso

Il percorso prende forma a fine 2024, quando il colosso svizzero annuncia l’intenzione di separare il business delle acque, da tempo considerato candidato a una profonda riorganizzazione. La decisione rientra nel programma strategico “Fuel for Growth”, avviato nello stesso periodo con l’obiettivo di migliorare l’efficienza operativa, ridurre la complessità organizzativa e generare 3 miliardi di franchi svizzeri di risparmi entro il 2027, anche attraverso un piano di riduzione dell’organico di circa 16mila unità.

Nel corso del 2025, il progetto accelera. La divisione Nestlé Waters – la più piccola del gruppo – registra nei primi nove mesi dell’anno ricavi intorno ai 3 miliardi di euro, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, con dinamiche però molto differenziate tra i marchi. Le acque italiane, San Pellegrino e Acqua Panna, mostrano una crescita solida e un rafforzamento delle quote di mercato, mentre Perrier soffre a causa di problemi produttivi e di una crisi reputazionale legata all’utilizzo di trattamenti di filtraggio vietati. La vicenda sfocia in contenziosi legali in Francia, risolti solo di recente con una sentenza che ha autorizzato la prosecuzione della commercializzazione di Perrier come “acqua minerale naturale”.

Parallelamente, Nestlé affronta un periodo complesso sul fronte della governance e della reputazione, segnato anche dagli scandali legati alle pratiche sulle acque e dalla crisi sui latti infantili. In questo contesto, a settembre 2025 arriva un cambio al vertice della divisione, con la nomina del nuovo CEO Philipp Navratil, chiamato a guidare la fase di transizione.

Nestlé, Philipp Navratil nominato nuovo CEO dopo il licenziamento di Laurent Freixe per violazione del codice etico dell’azienda

Gli sviluppi

Le indiscrezioni di mercato si intensificano dall’estate 2025 e trovano conferma tra fine anno e inizio 2026. Secondo quanto riportato da Bloomberg e dalla stampa finanziaria italiana, Nestlé ha incaricato Rothschild & Co. di gestire l’asta e ha chiesto ai potenziali interessati di presentare offerte preliminari entro i primi mesi del 2026. Le banche stanno strutturando un finanziamento a debito compreso tra 2 e 3 miliardi di euro, sotto forma di leveraged loan in euro e dollari, pari a circa quattro-sei volte l’Ebitda della divisione, stimato in circa 500 milioni di euro.

I protagonisti delle trattative

Tra i fondi che hanno manifestato interesse figurano diversi grandi nomi del private equity internazionale, tra cui Clayton Dubilier & Rice (CD&R), One Rock Capital, Blackstone, KKR, Bain Capital e soprattutto Pai Partners, fondo francese partecipato da BNP Paribas. Proprio Pai viene indicato come uno dei candidati più forti, anche per i rapporti già consolidati con Nestlé: nel 2019 il fondo ha acquisito il 50% di Froneri, la joint venture dei gelati (Häagen-Dazs, Maxibon, Coppa del Nonno), operazione rafforzata nel 2025 dall’ingresso del coinvestitore Adia, l’Abu Dhabi Investment Authority.

PAI Partners, il fondo di private equity francese, è spesso descritto dagli addetti ai lavori come il principale pretendente o “favorito” perché ha già un rapporto consolidato di collaborazione con Nestlé (essendo socio al 50 % in Froneri, joint venture nei gelati e altri prodotti con marchi globali) e potrebbe replicare uno schema di partnership simile.

Se la cessione andrà in porto, San Pellegrino non “tornerà italiana”, ma potrebbe passare sotto il controllo di un fondo internazionale con una governance più autonoma rispetto a Nestlé. Un cambio di assetto che segna un passaggio storico per uno dei simboli del made in Italy nel mondo, pur senza un ritorno a una proprietà nazionale in senso stretto.