UniCredit punta al 17,5% di MPS; per Gae Aulenti utile +4% nel 2028, l'istituto senese valuta piano buyback da €2,4 miliardi

Si sono attenuate le tensioni legate alle inchieste della Procura di Milano su presunte manipolazioni di mercato; dopo la rinuncia all'operazione su Banco BPM e i forti accordi tra Bper e Unipol, il contesto italiano offre oggi poche alternative

Unicredit punta alla quota del 17,5% di MPS. L'operazione potrebbe portare ad un piano buyback da €2,4 miliardi per Rocca Salimbeni e ad un utile per azione in crescita del 4% al 2028 per il gruppo guidato da Orcel.

Unicredit-Mps: il ritorno dei rumors sulla fusione 

Attualmente l’ipotesi di un ritorno di Unicredit sul dossier Montepaschi rimane nell'ambito delle suggestioni di mercato, alimentando speculazioni che non hanno ancora ricevuto smentite o conferme ufficiali dai diretti interessati. Tuttavia, l'eventualità di una simile aggregazione riscuote un discreto successo tra gli operatori finanziari, come dimostrato dalle recenti valutazioni positive espresse da Giovanni Razzoli, analista di Deutsche Bank. Le indiscrezioni suggeriscono che l’istituto guidato da Andrea Orcel stia valutando con attenzione la quota del 17,5% di Siena attualmente detenuta da Delfin, il veicolo d’investimento lussemburghese della famiglia Del Vecchio.

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Il ruolo di Delfin e le sinergie industriali

Tale manovra apparirebbe coerente con la strategia di alcuni eredi di Leonardo Del Vecchio, intenzionati a monetizzare le proprie partecipazioni finanziarie storiche. A favorire l'operazione interverrebbe anche il consolidato legame personale e professionale tra la famiglia e lo stesso Orcel. Dal punto di vista industriale, Deutsche Bank ritiene che l'ingresso nel capitale di Mps rappresenterebbe per Unicredit un’opzione strategica fondamentale per conseguire i traguardi di espansione nel mercato italiano. Per la banca senese, i benefici si tradurrebbero in una valorizzazione delle fabbriche prodotto nel wealth management e in un potenziamento della distribuzione nel segmento affluent, grazie a una rete di oltre mille consulenti. L'operazione risulterebbe inoltre accrescitiva in termini di solidità patrimoniale (Cet1) per il gruppo di Piazza Gae Aulenti.

Le limitate alternative nel risiko bancario italiano

Il contesto italiano offre oggi poche alternative ad Andrea Orcel per operazioni di fusione e acquisizione di grandi dimensioni. Dopo la rinuncia all'operazione su Banco BPM, i margini di manovra si sono ridotti, poiché Piazza Meda appare ormai blindata dal Crédit Agricole, che punta a salire dal 20% al 29,9%. Parallelamente, i forti accordi tra Bper e Unipol, che controlla quasi il 20% dell’istituto emiliano, rendono estremamente improbabili tentativi di acquisizione ostile. Al contrario, la composizione azionaria di Mps risulta più frammentata, nonostante la presenza del gruppo Caltagirone sopra il 10%, del Banco al 3,71% e del Tesoro al 4,8%. Questa frammentazione renderebbe un’eventuale offerta di Unicredit più percorribile, specialmente ipotizzando che soci come Delfin o lo stesso Banco possano decidere di cedere le proprie quote a fronte di un premio interessante.

Impatti patrimoniali e il valore del Buyback

Sotto il profilo dei numeri, un'integrazione con Rocca Salimbeni, che vanta un Cet1 superiore al 16% rispetto al 14% di Unicredit, porterebbe vantaggi patrimoniali immediati. L'operazione potrebbe incrementare del 4% l'utile per azione di Unicredit entro il 2028, anche prevedendo il pagamento di un premio significativo. Oltre allo scenario di fusione, Deutsche Bank mantiene una raccomandazione d'acquisto sul titolo Mps, pur rivedendo le stime di utile, concentrandosi sulla capacità di Siena di remunerare i propri azionisti.

In questo senso, il piano di buyback viene considerato un catalizzatore essenziale per l'equity story del Monte. L'analista ipotizza due percorsi: uno ordinario da 1,4 miliardi di euro e uno straordinario da 2,4 miliardi. Quest'ultimo scenario dipenderebbe dall'autorizzazione all'uso del Danish Compromise sulla partecipazione del 13% in Generali entro la fine del 2026. La combinazione di questi due interventi potrebbe elevare il rendimento totale per gli investitori dall'11% al 15%, distribuendo nell'arco di un quadriennio oltre la metà dell'attuale capitalizzazione di mercato. Un simile programma di riacquisto di azioni proprie non solo colmerebbe il divario con i concorrenti domestici, che hanno già avviato piani simili, ma favorirebbe anche una semplificazione della governance e una crescita accelerata dell'utile per azione. Strategicamente, il buyback servirebbe a bilanciare la diluizione dei grandi azionisti come Delfin e Caltagirone, facilitando un'eventuale fusione per incorporazione volta all'acquisto delle minoranze di Mediobanca, di cui Mps detiene l'86%. In tale prospettiva, Mediobanca rimarrebbe un’entità legale indipendente con il proprio marchio, focalizzata sul Corporate e Investment Banking e sul Private Banking, mentre le attività retail, il wealth management e le assicurazioni verrebbero riorganizzate sotto il controllo diretto di Mps. Questo potrebbe portare a una struttura aziendale più snella, migliorando l'efficienza e la velocità di esecuzione delle strategie.

Analisi dei rischi legali e valutazione del titolo

Infine, sul fronte giudiziario, sembrano attenuarsi le tensioni legate alle inchieste della Procura di Milano su presunte manipolazioni di mercato. La Consob non ha rilevato prove di azioni di concerto e il vertice di Mps ha espresso pieno sostegno all'amministratore delegato Luigi Lovaglio e a Caltagirone dopo le loro smentite. Nonostante il rally azionario dell'ultimo periodo, Deutsche Bank considera il titolo Mps ancora fortemente sottovalutato, con un prezzo obiettivo di 11 euro, ritenendo che i multipli attuali non riflettano il reale valore dei settori di wealth e private banking del gruppo.