Le imprese puntano a 527mila assunzioni a gennaio, - 0,6% rispetto allo scorso anno, cresce domanda nel settore primario, +6,5%%
Ci sono 527mila posti di lavoro vacanti nelle imprese italiane a gennaio, poco meno di quelli presenti un anno fa, grazie anche al calo del tasso di difficoltà di reperimento dei lavoratori
Le imprese italiane cercano più di mezzo milione di lavoratori a gennaio. I cosiddetti “posti vacanti” sono 527.000, leggermente meno (lo 0,6%) di quanti non fossero a gennaio 2025. Cresce la domanda di lavoratori nel settore primario, rimane stabile il terziario, mentre la manifattura conferma il suo momento di difficoltà con un calo significativo.
Calano i posti vacanti a gennaio, ancora mezzo milione di posti di lavoro disponibili
Il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, grazie al Programma nazionale Giovani, donne e lavoro cofinanziato dall'Unione europea, ha stimato in circa 527.000 i posti di lavoro vacanti a gennaio 2026. Si tratta di un calo rispetto a gennaio 2025, lo 0,6% in meno, anche se nei vari settori i dati variano significativamente.
Il settore primario è quello in cui la domanda di nuovi lavoratori cresce maggiormente. Aumenta, su base annua, del 6,5%. Il secondario invece si conferma in contrazione.
In media i posti vacanti sono il 3,5% in meno, media tra il -4,6% del manifatturiero e il -1,3% nell’edilizia. Infine il terziario è rimasto sostanzialmente stabile. I contratti più offerti sono quelli a tempo determinato (252mila), seguono quelli a tempo indeterminato (111mila) e le somministrazioni (63mila).
Diminuisce del 3,3% il dato sulla difficoltà di reperimento. Le aziende fanno quindi meno fatica a trovare i lavoratori di cui hanno bisogno ma la situazione rimane complessa. Il tasso rimane al 45,8%, a causa soprattutto del numero insufficiente di candidati (28,6%) e della formazione insufficiente (12,6%).
La situazione è maggiormente critica nel settore delle costruzioni (tassi di difficoltà di reperimento dei lavoratori al 60%), nel legno e l’arredo (59,8%) e nella metallurgia (55,6%).
Questi dati incrociati con quelli dell’occupazione dimostrano uno dei problemi principali dell’economia italiana. Da una parte il tasso di occupazione rimane basso rispetto alla media europea ma al contempo le aziende non trovano lavoratori. La causa è l’altissimo numero di inattivi, oltre il 33% della forza lavoro potenziale.