Unicredit–Commerzbank, Orcel frena, 26% già in mano, ma "a queste valutazioni l’operazione non crea valore per gli azionisti"

Il Ceo di Piazza Gae Aulenti guarda oltre il dossier tedesco e rilancia il tema delle grandi banche paneuropee: in Europa la capitalizzazione vale il 75% del Pil contro il 270% degli Stati Uniti

"Alle attuali condizioni di mercato, la valutazione di Commerzbank risulta superiore a quella ritenuta coerente da Unicredit e un eventuale incremento della partecipazione non genererebbe, allo stato, valore per gli azionisti". È il messaggio che Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, affida a un’intervista alla stampa finanziaria tedesca, ribadendo un approccio attendista sulla partita aperta da oltre un anno e mettendo al centro il tema delle valutazioni.

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Valutazioni troppo elevate

Secondo Orcel, l’attuale prezzo di mercato di Commerzbank incorpora un premio giudicato eccessivo. "Con queste valutazioni, e considerando anche il premio che sarebbe richiesto, l’operazione non sarebbe conveniente per i nostri azionisti", ha spiegato. Lo scenario potrebbe però mutare nel tempo, qualora la banca tedesca centrasse i propri target finanziari e le quotazioni tornassero su livelli ritenuti più coerenti con i fondamentali.

La partecipazione e le mosse future

Unicredit detiene oggi il 26% di Commerzbank ed è autorizzata dalla Bce a salire fino al 29,9%. Ma Orcel chiarisce che l’ingresso nel capitale non era stato concepito come un semplice avvicinamento alla soglia del 30%. "Avevamo in mente un disegno diverso", osserva, senza entrare nei dettagli e lasciando volutamente aperte tutte le opzioni sul tavolo.

Il nodo politico

Nel racconto del Ceo emerge anche una componente politica che ha pesato sull’evoluzione dell’operazione. Orcel spiega che inizialmente Unicredit riteneva di poter contare su un sostegno, almeno parziale, da parte del governo tedesco. "Poi ci siamo resi conto che non era così", afferma. A quel punto la banca ha dovuto scegliere se fare un passo indietro o proseguire: la decisione è stata quella di andare avanti, arrivando alla posizione attuale.

Il ruolo delle grandi banche europee

Al di là del singolo dossier Commerzbank, Orcel allarga lo sguardo anche al sistema finanziario continentale. Per il manager, la presenza di grandi gruppi bancari paneuropei è una condizione indispensabile per sostenere la crescita. "Banche e mercati dei capitali sono come il carburante per l’economia", sostiene, ricordando come altre grandi aree economiche abbiano già puntato su istituzioni finanziarie forti e integrate.

Il divario con gli Stati Uniti

Il confronto con gli Usa è impietoso. In Europa, la capitalizzazione di Borsa equivale a circa il 75% del Pil, contro il 270% americano. Anche sul fronte del risparmio investito nei mercati la distanza è marcata: nell’Unione Europea pesa per il 93% del Pil, negli Stati Uniti arriva al 300%. Inoltre, una quota molto più elevata della ricchezza europea resta parcheggiata in liquidità e depositi, riducendo l’afflusso di capitali verso imprese e crescita.

Ostacoli culturali e nazionali

Per Orcel il problema non è solo economico, ma anche culturale e politico. Ogni Paese tende a difendere il proprio mercato bancario, mostrando resistenze all’ingresso di gruppi stranieri, anche se europei. "C’è sempre il timore di perdere un’identità nazionale o regionale", osserva, sottolineando come questa chiusura finisca per indebolire l’intero progetto europeo.

Investimenti e tecnologia

Il Ceo conferma infine l’impegno strategico sul fronte operativo e tecnologico. L’ammodernamento dei sistemi IT e l’integrazione tecnologica sono considerati "passaggi cruciali", con investimenti stimati in diverse centinaia di milioni di euro. Una spesa significativa, ma necessaria per rendere le banche più efficienti e competitive nel lungo periodo.

Il fattore umano

Al centro della riflessione resta anche il tema dei lavoratori. Orcel sottolinea l’importanza del dialogo con sindacati e rappresentanze interne, ammettendo che finora non c’è stato un vero confronto diretto. Un passaggio ritenuto essenziale per costruire qualsiasi progetto industriale credibile.