Cecchini di Sarajevo, la testimonianza dell'ex 'cacciatore' piemontese: "Andavo nei Balcani perché detestavo i musulmani"

L'uomo, originario di Genova e residente nell’Alessandrino ammette: "Io ci sono stato a fare il cecchino, il safari, diciamo. Sì, ho combattuto lì"

Emergono nuove testimonianze in merito all'inchiesta sui 'cecchini del weekend di Sarajevo', quel gruppo di individui che si recava in Bosnia, negli anni '90, per sparare alla popolazione della città assediata. A raccontare nuovi dettagli è un ex 'cacciatore' che oggi vive in provincia di Alessandria.

A riportare il racconto è Il Fatto Quotidiano. L'uomo, originario di Genova e residente nell’Alessandrino ammette: "Io ci sono stato a fare il cecchino, il safari, diciamo. Sì, ho combattuto lì".

Cecchini di Sarajevo, la testimonianza dell'ex 'cacciatore' piemontese: "Andavo nei Balcani perché detestavo i musulmani"

L’uomo distingue tra chi partecipava saltuariamente e chi invece si inseriva stabilmente nei gruppi armati: "Sì, c’era gente che sparava proprio pagando, ma quelli erano “weekendisti” – racconta –. Io invece mi sono aggregato a una formazione paramilitare serba". Spiega anche le motivazioni personali: "Sono voluto andare là, perché ho sempre avuto delle simpatie per l’ultradestra: andavo nei Balcani, perché detestavo i musulmani".

Nel suo racconto emergono contatti e spostamenti organizzati in modo informale: "C’erano persone di Milano che organizzavano dei charter". E ancora: "Si partiva da piccoli aeroporti sulla costa adriatica con piccoli aeroplani. Si sbarcava in Macedonia o in Montenegro". Tra i possibili snodi logistici viene indicata anche Trieste.

Sui cosiddetti 'weekendisti' precisa: "Non è vero che venivano pagati milioni. Spesso non avevano neanche i soldi per mangiare. Qualcuno da Milano andava pagando magari solo il trasporto". E aggiunge: "Divertimento non ce n’era mai, perché si rischiava la pelle".

Secondo la testimonianza, i combattenti stranieri venivano impiegati come tiratori scelti: "I serbi utilizzavano volentieri tiratori europei, perché non avevano la preparazione tecnica per il tiro a lunga distanza". L’uomo si definisce un 'volontario' e chiarisce: "Non ho mai pagato per sparare, ma ho pagato i trasporti. Non andavo a Sarajevo ma in altri posti".

Riferisce anche della presenza di altri combattenti: "C’erano un sacco di ex della Folgore e poi stranieri: inglesi, francesi e qualche tedesco". Quanto alle armi utilizzate, parla di "carabine da caccia che si trovavano là" e di fucili come il Dragunov Svd.

Le indagini giornalistiche di Ezio Gavazzeni, autore del libro «I cecchini del weekend», hanno contribuito all’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Milano, con i primi indagati. Di seguito la sua intervista al Giornale d'Italia.