Bimbo con cuore "bruciato", i medici di Roma: "Emorragia e infezione in corso, nuovo trapianto impossibile, danni anche a reni e polmoni"
Il bambino di 2 anni e tre mesi al quale è stato trapiantato un cuore "bruciato" è ancora ricoverato in terapia intensiva attaccato all'Ecmo, "è grave"
Il bambino di 2 anni e tre mesi al quale è stato trapiantato un cuore "bruciato" ha "emorragie e infezioni in corso" e sono stati riscontrati anche danni a reni e polmoni. È un quadro clinico definito “altamente sfavorevole” quello che emerge dalla consulenza dei medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, secondo i quali un nuovo trapianto sarebbe impossibile. Il piccolo è ancora ricoverato in terapia intensiva e attaccato all'Ecmo.
Bimbo con cuore "bruciato", i medici di Roma: "Nuovo trapianto impossibile, controindicazioni maggiori"
Le condizioni del bambino di due anni e mezzo a cui, lo scorso 23 dicembre, è stato trapiantato un cuore poi rivelatosi danneggiato durante il trasporto da Bolzano all’Ospedale Monaldi di Napoli, continuano ad essere gravi. Nel documento di tre pagine firmato dagli specialisti romani dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – il cui contenuto era stato anticipato nei giorni scorsi – si afferma che, “allo stato attuale, non si ravvisano indicazioni” a procedere con un nuovo trapianto cardiaco. Una valutazione netta, che chiude almeno per ora alla possibilità di un ritrapianto.
Secondo quanto riportato nella relazione, anche nell’eventualità in cui si rendesse disponibile un nuovo organo, il piccolo paziente presenterebbe “controindicazioni contingenti maggiori” all’intervento. I medici parlano di “condizioni sistemiche incompatibili con un trapianto simultaneo combinato” e di “fattori clinici prognostici altamente sfavorevoli per ritrapianto precoce”.
Il quadro clinico viene descritto come drammatico: si parla di infezioni in corso, emorragie e di un progressivo coinvolgimento di altri organi vitali. Reni e polmoni risulterebbero compromessi, delineando una situazione di grave criticità generale che rende estremamente rischiosa – e al momento non praticabile – una nuova operazione.
Il nodo del trasporto: contenitore e ghiaccio secco
Parallelamente alla valutazione clinica, prosegue l’inchiesta sulle modalità di trasporto dell’organo. Il cuore del donatore avrebbe viaggiato in un comune contenitore di plastica rigida e non in un box tecnologico in grado di mantenere costanti e monitorate le temperature interne.
L’elemento ritenuto cruciale riguarda l’utilizzo del ghiaccio secco, che può raggiungere temperature di circa -80 gradi. Secondo le ricostruzioni emerse finora, sarebbe stato proprio questo a causare il danneggiamento – definito “bruciatura” – del cuore durante il trasferimento. L’uso di un sistema di conservazione non adeguato e di un metodo di raffreddamento estremo sarebbe al centro degli accertamenti in corso.
Attesa per la valutazione del Monaldi, l’appello della madre
È attesa per oggi la riunione dell’équipe di valutazione dell’Ospedale Monaldi, chiamata ad esprimersi alla luce della consulenza del Bambin Gesù e dell’evoluzione clinica del piccolo.
Intanto la madre, intervenuta in televisione a Domenica In, ha lanciato un appello pubblico chiedendo aiuto e rivolgendosi anche al Papa.