Sparatoria a Milano, marocchino 28enne armato ucciso da poliziotto paragonabile all'egiziano morto a Rimini il 31 dicembre 2024

Il caso del cittadino marocchino armato di pistola a salve ucciso a Rogoredo da un poliziotto é paragonabile al caso accaduto a Villa Verucchio, in provincia di Rimini, il 31 dicembre 2024, in cui un cittadino egiziano armato di pistola venne ucciso dal comandante dei Carabinieri di quella Stazione? … credo proprio di sì!

Su tutti i telegiornali televisivi è stata data la notizia che il marocchino deceduto a seguito delle minacce rivolte ai poliziotti in servizio nel noto luogo di spaccio di stupefacenti di Rogoredo, farebbe parte di una nota famiglia che controllerebbe il traffico di droga.

Negli indumenti indossati, sarebbero state rinvenute diverse dosi di droga che confermerebbero il suo ruolo di spacciatore e che la minaccia dell’arma rivolta contro i poliziotti avesse lo scopo di intimidirli e di indurli a desistere dal controllo.

Una minaccia incombente adottata sfrontatamente nonostante si fosse reso conto della presenza di diverse unità operative della polizia, forte sicuramente della consapevolezza che le nostre forze dell’ordine hanno un addestramento che privilegia sempre il temporeggiamento tranne i casi in cui la minaccia sia pienamente incombente,  come nel caso di specie, di cui l’immigrato era ben conscio, ma che non si può non ritenere, allo stesso tempo, lo inducesse a sperare, in forza di tutti i casi operativi e poi giudiziari relativi  a tutti i casi in cui gli agenti di polizia  erano stati indagati per eccesso colposo in legittima difesa o per omicidio volontario, che non sarebbero andati oltre agli inviti a disfarsi dell’arma accaduto e che, in tal modo avrebbe potuto tentare anche la fuga pur continuando a minacciarli con la pistola.

È avvenuto invece quello che aveva sottovalutato.

Si è appreso sempre dalle notizie giornalistiche dei telegiornali che l’uomo di origine marocchina Abderrahim Mansouri sarebbe un personaggio notissimo alle forze dell’ordine e sarebbe appartenuto o apparterrebbe alla famiglia “Mansouri”, descritta come una delle famiglie che gestiscono i cosiddetti “cavallini”, ovvero i corrieri/spacciatori che riforniscono le piazze di droga nella zona di Rogoredo e non solo a Milano.  

Secondo le ricostruzioni giornalistiche che non possono non trovare fondamento dai dati di archivio a suo nome, costui era ben conosciuto dalle forze dell’ordine per reati legati allo spaccio di droga, compiuti in diverse occasioni, per i quali  era stato arrestato più volte per spaccio tra il 2021 e il 2022, tanto che avrebbe scontato anche un periodo di carcere a Cremona, seguito dall’affidamento ai servizi sociali conclusosi nel 2024.

Tra i vari precedenti a suo nome risulterebbe che si era reso responsabile  anche di resistenza a pubblico ufficiale, poiché nel 2016, durante un controllo di polizia, si era reso responsabile di resistenza ad un carabiniere che aveva tentato persino di disarmare, tanto che quest’ultimo aveva riportato  lesioni con prognosi di circa 12 giorni, mentre nel 2025  avrebbe commesso una  rapina per aver aggredito una donna con uno spray al peperoncino per sottrarle la borsa.

Visti tali precedenti, emerge, icto oculi, la strafottente consapevolezza che non aveva alcun timore né delle forze di polizia né della giustizia.

Cosa dire di questo immigrato se non che l’Italia ha si, bisogno di immigrati, ma certamente motivati dal desiderio di svolgere un lavoro e non dal desiderio di delinquere impunemente per il nostro ordinamento giuridico garantista che nei loro paesi di origine, se esiste formalmente, non ha remore nel condannare pesantemente spacciatori, rapinatori e tutti coloro che con violenza e/o minaccia delle armi resistono o aggrediscono le loro forze di polizia e poi, forse, li sottopongono anche a tortura educativa, che da noi per la nostra cultura cristiana è non solo inimmaginabile, ma condannata senza se e senza ma.

E allora mi ha fatto veramente piacere leggere un articolo pubblicato ieri 27 gennaio  sul quotidiano “Il Giornale”  a firma della Dottoressa Annalisa Imparato, PM della Procura di Santa Maria Capua Vetere che, in relazione all’impiego degli agenti dell’ICE americani a supporto delle nostre forze dell’ordine per i XXV Giochi olimpici invernali di Milano Cortina, nel sottolineare che le nostre forze dell’ordine sono considerate tra le migliori del mondo, invece, nel rivolgersi ai suoi colleghi, ha voluto sottolineare le modalità e i tempi diversi in cui si trovano ad operare i giudici con le seguenti parole: a differenza nostra che abbiamo tutele di un certo tipo, i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri i criminali li fronteggiano per strada e non come noi dietro le sbarre dell'aula di giustizia”.

Frase che era stata anticipata da un’altra frase emblematica ed indicativa della volontà politica di intervenire in materia di sicurezza: con l'attuale pacchetto sicurezza, si sta cercando di superare il cosiddetto “atto dovuto”,  cui faceva seguire subito dopo la seguente chiosa di grande valore etico: “Questi operatori di polizia venivano iscritti da noi pubblici ministeri nel registro degli indagati con dei capi di imputazione devastanti, ogni qual volta, seppur per legittima difesa, erano coinvolti in attività operative che avevano previsto procedure operative di un certo tipo”., con l’intento di richiamare uno specifico fatto, che credo non si possa  non considerare uguale a quello di Rogoredo, e che ha avuto risonanza nazionale.

Quello avvenuto nella notte del 31 dicembre 2024 a Villa Verucchio, in provincia di Rimini, in cui il  Comandante di quella stazione dei Carabinieri, il Maresciallo Luciano Masini, intervenuto su segnalazione di cittadini nel vano tentativo di disarmare un cittadino egiziano di 23 anni armato di coltello, che poco prima durante i festeggiamenti del Capodanno aveva accoltellato quattro persone e che, per il fatto stesso di non voler gettare il coltello a terra continuava a minacciare lui e gli altri carabinieri, si era trovato costretto -dal pericolo incombente di una aggressione attuale alla sua persona, potenzialmente letale-  ad aprire  il fuoco  con la sua pistola d’ordinanza per legittima difesa, uccidendolo.

Fatto per il quale il Maresciallo Masini venne iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di eccesso colposo in legittima difesa, da cui poi venne prosciolto.

Caso che mi pare sia perfettamente uguale a quello di Rogoredo ove il pericolo incombente era sicuramente maggiore perché il marocchino brandiva una pistola che, ancorché sia risultata poi a salve, costituiva il mezzo più pericoloso e stringente  per attentare alla vita del poliziotto, che ugualmente vedendo che l’individuo non obbediva all’invito di gettare la pistola a terra, ha sparato.

Uso legittimo delle armi o legittima difesa? … é certo che l’agente della polizia è stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario.

E qui inizia il suo calvario per aver affermato il primato dello Stato di diritto!

Ed è illuminante tornare allora all’articolo del PM di Santa Maria Capua Vetere che a seguito del succitato ricordo operativo del Maresciallo Masini, si è posta il seguente punto di domanda, ovvero se “il quadro normativo voluto con il nuovo Pacchetto Sicurezza, che elimina l'atto dovuto di iscrizione per le nostre forze dell'ordine, sarebbe paragonabile alla licenza di uccidere di 007?”. 

Ne è seguita una risposta inaspettata e chiarificatrice posta a chiusura dell’articolo, che ripropongo per il contenuto etico che la contraddistingue: Per cui, se per qualche mio collega l'operato del maresciallo Masini di turno è paragonabile a quello di altri nella parte opposta del mondo, (volendo riferirsi all’uccisione della cittadina americana di 37 anni, avvenuta a Minneapolis il 7 gennaio 2026 durante un'operazione dell'ICE, visto che l’articolo era a titolato LA FOLLIA DI PARAGONARE I NOSTRI AGENTI ALL'ICE),  personalmente prendo le distanze e mi scuso per quello che è stato scritto.” “Ritengo, a dire il vero che, finalmente - solamente nel 2025 -, si sia provveduto ad affrontare l'abbandono storico in cui le nostre Forze di Polizia sono state lasciate per decenni. Per cui massima solidarietà alle Forze di Polizia che vengono ricordate da molte Istituzioni unicamente quando succedono tragedie e vengono strette tra i banchi delle chiese le mani alle vedove e ad i loro figli.  Viva la Polizia di Stato,viva la Guardia di Finanza e viva l'Arma dei Carabinieri.”

Chapeau, illustre ConsigliereLei ha espresso quello che viene normalmente mistificato come atto dovuto, anche quando sono più che evidenti, nella quasi totalità degli interventi da cui scaturisce la morte di una persona da parte di un operatore di polizia, che questo ha agito per legittima difesa o per l’uso legittimo dell’arma in dotazione, dopo i tentativi di rito, risultati vani, di indurre lo sconosciuto a gettare l’arma e a consegnarsi per l’arresto.

Perché dunque indagare come atto dovuto l’Agente di Polizia quando costui ha usato l’arma in dotazione come ultima ratio per difendersi, per non farsi ammazzare e per affermare lo stato di diritto quale primato dello Stato, invece di applicare la immediata valorizzazione delle cause di esclusione del reato?

Grazie per questo articolo, Illustre Consigliere Dottoressa Annalisa Imparato

Ed è proprio su questo punto che il Governo ed il Parlamento dovranno trovare la quadra riformando in modo stringente le cause di esclusione del reato per impedire che si arrivi alla disaffezione delle forze di polizia dal portare a compimento il loro dovere istituzionale nei frangenti in cui sarebbe altrettanto interessante capire quale sarebbe  il comportamento dei magistrati che devono giudicare al caldo in inverno,  o al fresco in estate, dietro una scrivania e  in piena e assoluta tranquillità e soprattutto senza il pericolo incombente e l’angoscia di poter essere ammazzati.

Perché non ipotizzare in materia del ruolo della magistratura e della formazione dei futuri magistrati che tutti i vincitori del concorso vengano avviati a svolgere per i primi 10 anni di servizio per 4/5 ore di servizio al giorno in servizi di ordine pubblico o di pattuglia o di posti di controllo o di blocco, di giorno e di notte, ovvero in tutte le attività preventive e repressive di istituto, da svolgere agli ordini della gerarchia dei Carabinieri, dei Finanzieri, della Polizia di Stato  o del Corpo della Polizia Penitenziaria, con la relativa qualifica e grado di semplice agente? … credo che se fosse attuata una riforma del genere la Giustizia prenderebbe automaticamente una piega diversa. 

Ovviamente, è una provocazione!  … utile per far comprendere che tra il pontificare e il fare c’è sempre l’uomo e l’ignoto di quello che potrebbe accadere. 

Provocazione utile se non altro per tentare di far immaginare e far perscrutare ai magistrati quali siano i gravami e le conseguenti decisioni che devono adottare gli operatori delle forze di polizia sul campo, in frazioni di secondo, in ogni condizione di tempo, ovvero al buio, al freddo o al caldo, in condizioni di stanchezza fisica e psichica per i problemi familiari ed economici e magari madidi di sudore o intirizziti per affermare la supremazia dello Stato di Diritto, quale primato dello Stato, tenendo sempre presente il principio di salvaguardare prima di tutto i cittadini e poi se stessi e gli altri colleghi operanti.

Di Gianfranco Petricca

Generale di C. d’A. dei Carabinieri  Par. (R.O.)
Senatore della Repubblica nella XII Legislatura