Urbanistica Milano, ordinata demolizione del palazzo di via Fauchè dopo sentenza del Consiglio di Stato: “Ristrutturazione ricostruttiva”

Per il Comune si trattava di rigenerazione urbana ma i giudici amministrativi hanno stabilito che l’opera supera i limiti della ristrutturazione edilizia e rientra nella nuova edificazione

Il Comune di Milano ha ordinato la demolizione del palazzo in via Fauchè 9, cantiere al centro delle inchieste sull’urbanistica milanese, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato l’illegittimità dell’intervento. Secondo i giudici quanto realizzato non rientra nella ristrutturazione ricostruttiva dichiarata, ma configura una nuova edificazione. L’ordine di Palazzo Marino è definito un “atto dovuto” e rappresenta il primo caso di abbattimento legato ai cantieri finiti sotto indagine. Il proprietario ha 90 giorni per procedere.

Urbanistica Milano, ordinata demolizione del palazzo di via Fauchè dopo sentenza del Consiglio di Stato: “Ristrutturazione ricostruttiva”

Il provvedimento arriva dopo la decisione del Consiglio di Stato dello scorso autunno che ha confermato la precedente sentenza del Tar Lombardia. L’intervento in via Fauchè prevedeva la costruzione di una palazzina di tre piani al posto di un deposito demolito all’interno di un cortile. Per il Comune si trattava di rigenerazione urbana ma i giudici amministrativi hanno stabilito che l’opera supera i limiti della ristrutturazione edilizia e rientra nella nuova edificazione, per la quale non è sufficiente la Super Scia. Da Palazzo Marino l’ordine di abbattimento è stato definito “un atto dovuto da parte del Comune di Milano in esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato”.

La vicenda era partita dal ricorso degli inquilini del cortile, assistiti dall’avvocata Wanda Mastrojianni, poi accolto dai giudici. In sede penale prosegue intanto il processo che vede imputati costruttori e tecnici per presunti abusi edilizi e altre contestazioni. La prossima udienza è fissata a febbraio e resta da capire se e come l’ordine di demolizione potrà incidere sul dibattimento.

I giudici amministrativi hanno chiarito i criteri che distinguono la ristrutturazione ricostruttiva dalla nuova costruzione. Al centro vi sono tre elementi: neutralità urbanistica, contestualità tra demolizione e ricostruzione e unicità dell’immobile interessato. La neutralità implica che “il nuovo edificio deve avere la stessa volumetria di quello abbattuto, senza trasformazioni della morfologia del territorio”. Inoltre la demolizione e la ricostruzione devono avvenire nello stesso arco temporale e riguardare un unico immobile, senza accorpamenti o frazionamenti.