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Attacco hacker alla Asl di Genova, cybercriminali copiano migliaia di dati sensibili, si teme un ricatto

Nel mirino dei pirati informatici i referti degli esami dei pazienti. Liguria Digitale e polizia postale ripristinano i servizi e cercano i responsabili

06 Gennaio 2026

Attacco hacker alla Asl di Genova, cybercriminali copiano migliaia di dati sensibili, si teme un ricatto

Centinaia, forse migliaia, di referti diagnostici di Area 3 - l’ex Asl 3 confluita dopo la riforma sanitaria nella nuova Azienda tutela salute Liguria - in questo momento sono in mano agli hacker. Pirati informatici di cui non si conoscono né il nome - l’attacco non è stato ancora rivendicato - né le finalità. L’unica certezza è che si sono impossessati dei dati sensibili dei genovesi che negli ultimi giorni (una settimana, forse due?) si sono sottoposti a esami medici o strumentali che hanno richiesto un referto immagazzinato poi nella banca dati. Per farne cosa lo scopriremo nei prossimi giorni, anche se nel frattempo i tecnici di Liguria Digitale, in collaborazione con la polizia postale e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, stanno tentando di limitare i danni. E di recuperare quei dati che al momento una stringa alfanumerica rivela essere inaccessibili.

Gli hacker hanno attaccato il server gestito da un fornitore esterno di Area 3 ieri pomeriggio, o almeno è quanto ha riferito lo stesso fornitore agli esperti: il sito in questi giorni era stato monitorato, come tutti gli altri siti istituzionali, e funzionava regolarmente. Intorno alle 14 il tentativo di accesso alla sezione referti diagnostici fatto da un operatore invece è andato a vuoto. E così i seguenti. Da qui l’allarme, a Liguria Digitale prima e a cascata a tutti gli altri “controllori” della cybersicurezza. «Non posso dire che ce lo aspettavamo - spiega Roberto Crocco, responsabile della Direzione Infrastrutture Digitali -, ma si tratta del tipico attacco informatico che arriva in mezzo ai giorni di festa. Per questo motivo avevamo le squadre già pronte, con quindici postazioni attive. Così quando il fornitore del sistema ci ha lanciato l’allarme siamo intervenuti in tempo zero. Purtroppo i dati della diagnostica quando ci siamo attivati erano inaccessibili, ma contiamo di sbloccarli nelle prossime ore. In ogni caso dei dati viene fatto un backup (creazione di una copia) in tempo reale quando vengono inseriti, e quindi possiamo dire che non sono stati persi. Però in questo momento ce li hanno anche degli hacker che non conosciamo». E Crocco conclude: «Ormai le aggressioni online diventano sempre più sofisticate, riusciamo a stare al passo dei criminali ma è una battaglia che è sempre più difficile».

Ed è a questo livello che stanno operando sia gli agenti high-tech del Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia Postale per la Liguria, diretti da Alessandro Carmeli, sia i colleghi dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Perché quelli bloccati sono dati sensibili che chi li deteneva doveva proteggere a ogni costo: se ci sono state delle falle nel sistema, che hanno permesso ai pirati di entrare nella memoria centrale di Area 3, scatteranno pesanti sanzioni da parte del garante per la Protezione dei dati personali. «Oggi è prematuro parlare di multe, perché francamente non sappiamo come è avvenuta l’intrusione e quanti sono i server che sono stati violati. Stiamo monitorando, augurandoci che il danno sia limitato alla sezione diagnostica», rivela una fonte investigativa. Non è prematuro per gli inquirenti, invece, chiedersi chi si nasconda dietro l’attacco e quale sia il suo scopo: quasi certamente una rivendicazione ci sarà, presumibilmente entro le prossime 48 ore. «A quel punto i cybercriminali potrebbero anche chiedere un riscatto», conclude la fonte investigativa. Quello che era successo più di un anno fa, quando sotto attacco era finita l’Università di Genova: nessuno aveva pagato un centesimo, ma in quel caso nessun dato sensibile era stato rubato. E quindi il materiale non era appetibile per eventuali compratori. Stavolta in mano a persone sconosciute ci sono gli esiti delle risonanze magnetiche, degli esami del sangue, delle analisi di migliaia di genovesi. Se finiscono nel dark web, chiunque potrebbe impossessarsene e usarle a suo piacimento.

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