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La Cina rallenta la crescita: Pechino fissa un obiettivo tra il 4,5 e il 5%, il livello più basso dagli anni Novanta mentre economia, crisi immobiliare e tensioni globali pesano sul modello cinese

Il governo cinese abbassa il target di crescita e punta su tecnologia, difesa e consumi interni. Ma crisi immobiliare, debito e tensioni geopolitiche frenano l’economia della seconda potenza mondiale.

06 Marzo 2026

Cina

Cina (Pixabay)

La Cina si prepara a una nuova fase della propria traiettoria economica. Il governo di Pechino ha fissato un obiettivo di crescita del Pil compreso tra il 4,5% e il 5%, il livello più basso dagli anni Novanta. Un segnale che riflette le difficoltà strutturali con cui la seconda economia mondiale deve oggi confrontarsi.

La decisione arriva in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e da una crescente competizione economica con l’Occidente. Ma il rallentamento dell’economia cinese dipende anche da fattori interni, a partire dalla crisi del settore immobiliare, che negli ultimi anni ha rappresentato uno dei principali motori della crescita del Paese.

Negli ultimi decenni la Cina ha costruito il proprio sviluppo su investimenti massicci, esportazioni e urbanizzazione accelerata. Oggi però quel modello mostra segni di affaticamento. Il rallentamento della domanda globale, insieme all’indebitamento di molte imprese immobiliari e delle amministrazioni locali, ha ridotto il margine di espansione dell’economia.

Per questo il governo guidato da Xi Jinping punta ora a una trasformazione più profonda del sistema economico. L’obiettivo è spostare il baricentro della crescita verso settori ad alto valore tecnologico e verso un maggiore peso dei consumi interni.

Il nuovo piano economico cinese dedica infatti ampio spazio allo sviluppo di industria avanzata, innovazione e tecnologia, ambiti considerati strategici nella competizione globale, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti.

Parallelamente Pechino ha annunciato un aumento del budget militare, che dovrebbe crescere di circa il 7% nel prossimo anno, confermando l’importanza attribuita al rafforzamento della difesa e della proiezione strategica del Paese.

Un’altra priorità riguarda il sostegno ai consumi interni. Le autorità cinesi puntano a rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie e a ridurre la dipendenza dalle esportazioni, rendendo l’economia più equilibrata e meno vulnerabile agli shock esterni.

Nonostante queste strategie, il percorso resta complesso. La crisi immobiliare continua a pesare sulla fiducia degli investitori e dei consumatori, mentre le tensioni commerciali e tecnologiche con gli Stati Uniti limitano l’accesso della Cina ad alcune tecnologie avanzate.

Il nuovo target di crescita rappresenta quindi un compromesso tra ambizione e prudenza. Da un lato Pechino vuole dimostrare che l’economia cinese resta solida; dall’altro riconosce implicitamente che l’epoca delle espansioni a due cifre appartiene ormai al passato.

Per la Cina si apre così una nuova fase: meno crescita quantitativa, più attenzione alla qualità dello sviluppo. Una trasformazione che potrebbe ridefinire non solo l’economia cinese, ma anche gli equilibri economici globali nei prossimi anni.

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