Venerdì, 27 Maggio 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Flavio Insinna: così Antonio Maglio riportava i ragazzi alla vita

Su Rai 1 "A muso duro" sul medico a cui si devono le Paralimpiadi

05 Maggio 2022

Roma, 5 mag. (askanews) - Visionario e un po' folle, fermo nella convinzione che lo sport sia un fondamentale strumento riabilitativo. In pochi conoscono Antonio Maglio, medico e dirigente dell'Inail che dedicò tutta la vita al recupero delle persone disabili. E' a lui che si deve l'organizzazione dei primi giochi Paralimpici, quelli di Roma 1960. La sua storia viene ora raccontata in "A Muso Duro", tv movie in onda il 16 maggio su Rai1.

Il regista Marco Pontecorvo: "Una storia affascinante, drammatica da una parte ma di rinascita dall'altra, la sua capacità di sognare e vedere oltre combinata con la forza e voglia di vivere dei ragazzi che venivano dimenticati crea questa esplosione che è diventata prima di tutto il reinserimento dei ragazzi nella società, poi il fenomeno delle Paralimpiadi".

Flavio Insinna è il professor Maglio, più di un medico per i ragazzi del centro riabilitativo Villa Marina, a Ostia. Un ruolo delicato da interpretare: suo padre aveva collaborato con lui all'Istituto Santa Lucia di Roma: "C'era per me il timore di non essere all'altezza, parlando con mia mamma e ricostruendo le date mi ha detto che ero bambino e sicuramente andando a vedere con mio padre le partite di basket al Santa Lucia l'ho incontrato, quindi anche l'averlo visto da bambino e 50 anni dopo essere chiamato a un ruolo così importante".

Tra gli interpreti ci sono anche alcuni ragazzi del Santa Lucia. Nel film c'è un forte messaggio di speranza. Si può andare avanti ed essere felici con una disabilità, cosa che negli anni '50 sembrava quasi impossibile.

Come dice Insinna: "Alle volte la vita ti mostra il suo muso più duro e lì c'è da reagire, è quello che ha cercato di fare sempre il professor Maglio, far ripartire la vita dei ragazzi dopo magari un grave incidente; quando pensi sia finita e serve tanto coraggio, nessuno da solo ce la farebbe, nel suo progetto di vita c'era partire dalla consapevolezza di aver avuto un incidente ma poter poi piano piano ricostruire una vita che comunque può avere cose belle".

Seguici su

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Più visti