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Il 25esimo anno di Festivaletteratura, tra presenza e digitale

Partita la kermesse mantovana, tra presenza e tecnologia

08 Settembre 2021

Mantova, 8 set. (askanews) - Una venticinquesima edizione all'insegna di un diverso modo di pensare gli incontri, partendo dai luoghi, dalla città e dalla presenza del pubblico, ma anche con nuove possibilità legate al digitale. Festivaletteratura torna a Mantova nella sua seconda edizione al tempo della pandemia, con un programma che è stato immaginato anche alla luce delle esperienze fatte lo scorso anno. A introdurci alla nuova edizione Marzia Corraini, storica figura del comitato organizzatore del festival.

"Sono 23 anni di un lavoro fatto sempre con dei cambiamenti - ha detto ad askanews - il festival è molto cambiato tra il primo appuntamento e il 23esimo, poi le edizioni 24 e 25 hanno dovuto confrontarsi con delle realtà che non ci immaginavamo, e credo che abbiamo reagito bene. Soprattutto l'anno scorso quando senza nessuna possibile esperienza abbiamo inventato alcune situazioni che quest'anno si sono concretizzate meglio e spalmate meglio sul programma e sul festival".

Ancor più che nel 2020, Festivaletteratura vuole tornare a coltivare una relazione diretta tra gli scrittori ospiti e il pubblico, tradizionalmente abituato a incontri di persona con gli autori, incontri che sono alla base della dinamica relazionale dell'evento, che poi nel corso degli anni ha fatto da modello a molti altri festival. E questa relazione diretta, ci assicurano, resta, anche in caso di incontri mediati dalla tecnologia.

"Dico incontro diretto delle persone - ha aggiunto l'organizzatrice - e anche quando ci saranno incontri con degli interlocutori che sono qui e uno scrittore straniero è che collegato, Alice Walker, per esempio, perché tutto viene fatto esattamente in contemporanea. Per noi è un incontro da festival e da nostro festival. L'esperienza dell'anno scorso ci ha anche fatto capire che questa cosa è possibile".

Tra gli scrittori internazionali che sono fisicamente a Mantova c'è anche l'islandese di grande talento Jon Kalman Stefansson, una delle voci europee più interessanti della scena contemporanea, che ci ha parlato del ritorno a viaggiare dopo quasi due anni. "Vedere di nuovo il mondo quasi come era prima ed essere ancora parte del mondo è un'esperienza che commuove e fa pensare. Queste è una cosa che mi porta a over credere che possiamo imparare qualcosa da quello che è successo".

E se la crisi della pandemia sembra avere tolto diverse cose al festival, allo stesso modo ne ha anche portate, sotto forma di nuove idee e di una nuova prospettiva per guardare al mondo e al proprio mondo. Con una particolare attenzione, per esempio, ai vari mezzi che vengono utilizzati per raccontare gli incontri, ovviamente con la proiezioni digitali, ma anche con la radio, mai come oggi strumento prezioso e rivalutato.

"Ci sono delle cose - ha concluso Marzia Corraini - che fai solo sul Web, delle cose che fai solo in streaming, delle cose che fai solo con i video e delle cose che fai solo sulla carta, scrivendo. Il mezzo è importante, perché fa parte del contenuto".

E il contenuto, quando si parla di letteratura, è ovviamente decisivo, così come decisiva è la volontà di pensare continuamente a rinnovarsi. E' probabile che una delle chiavi del successo di lungo periodo della manifestazione mantovana stia proprio qui, nella mobilità di pensiero che, soprattutto negli ultimi anni ha portato freschezza e brillantezza alla formula di Festivaletteratura. Pronto, una volta di più, a confrontarsi con i lettori e le storie.

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