Giovedì, 23 Settembre 2021

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

A Venezia "La scuola cattolica", Porcaroli: un film necessario

Il film di Mordini sul massacro del Circeo, fuori concorso

07 Settembre 2021

Venezia, 7 set. (askanews) - Da dove nasce la violenza che porterà al massacro del Circeo? Cosa ha fatto sì che tre ragazzi della Roma bene si trasformassero in assassini? In un flashback "La scuola cattolica" di Stefano Mordini, fuori concorso alla Mostra di Venezia e dal 7 ottobre nei cinema, racconta i sei mesi prima del delitto e la genesi di un atto disumano. Siamo nel 1975 nell'elegante quartiere Trieste di Roma dove si trova il liceo privato maschile frequentato da Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira.

Tra il 29 e 30 settembre i tre violentarono e massacrarono di botte Rosaria Lopez, che morì in seguito alle violenze, e Donatella Colasanti, che si salvò perché finse di essere morta. Mordini racconta: "Fanno il loro percorso in un mondo che proponeva questi modelli di uomini, come uomini che avevano potere, che potevano permettersi questo rimanendo impuniti. E' un modo per trasportarlo ad oggi, in modo che il film non rimanga datato, ma che riproponga la problematica del rapporto uomo-donna, di uomo violento rispetto all'idea di poter usare la donne come oggetto per la propria frustrazione e per la propria violenza. E per far sì che la sofferenza e la morte di di Rosaria, e anche di Donatella quando Izzo esce di nuovo e uccide altre due donne, possa prendersi lo spazio per una piccola rivincita".

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Edoardo Albinati, che fu compagno di scuola dei tre autori del delitto. Benedetta Porcaroli interpreta Donatella Colasanti e Federica Torchetti Rosaria Lopez.

Porcaroli spiega: "Era una storia necessaria in questo momento storico che stiamo vivendo, in cui quest'idea della sopraffazione del più debole, per affermarsi all'interno di un gruppo, che più violenti si è affermati, inseriti, soprattutto oggi in cui c'è una sorta di violenza nella realtà virtuale in cui ormai quasi tutto è concesso, la stessa impunità che c'era in quegli anni. Diciamo che era necessario raccontare questa storia, personalmente sono felice di aver potuto partecipare nella veste di Donatella Colasanti, che è stato un simbolo molto importante di quegli anni".

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

Più visti