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Diventa realtà sogno olimpico di una ciclista afghana rifugiata

Presa a sassate nel suo Paese natale, ora gareggerà a Tokyo

14 Luglio 2021

Milano, 8 lug. (askanews) - La rifugiata afghana Masomah Ali Zada spera di essere un esempio per le donne costrette a lasciare il proprio paese o ad abbandonare i propri sogni sportivi quando taglierà il 28 luglio la linea di partenza alle Olimpiadi di Tokyo.

"Andare in bicicletta in Afghanistan è davvero difficile: sapevo che era dura ma non avrei mai immaginato che la gente potesse picchiarti; quando ho iniziato a pedalare mi è capitato di essere colpita da qualcuno alle spalle: erano in macchina e mi picchiavano con la mano da dietro. Poi mi sono accorta che quasi tutte le ragazze che andavano in bicicletta vivevano questa esperienza: essere picchiate dagli uomini. Abbiamo visto molte persone che ci insultavano e che volevano impedirci di continuare".

La 24enne ciclista su strada, dopo essere stata aggredita fisicamente nella sua terra natale per aver osato indossare abiti sportivi e andare in bicicletta in pubblico, si sta allenando in Svizzera e gareggerà ai Giochi del 2020 per l'Olympic Refugee Team: sente il dovere di rappresentare le 82 milioni di persone in tutto il mondo costrette a fuggire dalle proprie case come rifugiati.

Chi la prepara, Jean Jacques Henry, si dice molto ottimista, anche se il compito è duro. "È una grande sfida - dice l'allenatore - in quanto parteciperà a un evento completamente nuovo per lei: non ha mai partecipato a una cronometro nella sua giovane carriera e ha molto da imparare in pochissimo tempo prima delle Olimpiadi".

Ali Zada affronterà altre 25 atlete nella cronometro su strada femminile olimpica e quel giorno - comunque vada - sarà il giorno del suo riscatto.

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