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Benedetto Croce

"Il giorno e la notte", Vicari regista da casa in pieno lockdown

Un opera corale girata a distanza nelle case degli attori

15 Giugno 2021

Roma, 15 giu. (askanews) - Il lockdown del 2020 rivissuto anche al cinema con un film girato proprio in quei drammatici giorni da casa e in cui si ricrea una situazione molto simile a quella che abbiamo tutti vissuto e che ci ha costretti in isolamento per settimane per il Covid. "Il giorno e la notte" di Daniele Vicari è stato un esperimento, uno smart filming girato dagli attori nelle proprie case, guidati dal regista a distanza.

Daniele Vicari: "Il film è nato proprio dal lockdown, dalla condizione che stavamo tutti vivendo, io e la mia troupe e gli attori che poi ho coinvolto, ci chiedevamo cosa potessimo fare per evitare di diventare semplicemente dei testimonial di qualcosa e abbiamo deciso di fare un film, era un idea un po pazza, poi però abbiamo trovato il modo e l abbiamo fatto".

Quattro coppie alle prese con l'obbligo di restare chiusi in casa, nel film a causa di un presunto attacco batteriologico a Roma. Un'occasione per confrontarsi e analizzare in 24 ore rapporti di amore e amicizia, le verità mai dette, mettere a nudo le proprie debolezze. Cambiamenti, ansie, paure, dubbi, vite cambiate da quella situazione particolare, come è successo a molti nella realtà. Un film corale con Dario Aita, Elena Gigliotti, Barbara Esposito, Francesco Acquaroli, Isabella Ragonese, Matteo Martari, Milena Mancini, Vinicio Marchioni, Giordano De Plano, attori nelle loro case, su un set virtuale. Per dimostrare che anche il cinema aveva qualcosa da dire e si poteva fare. Anche se in modo strano.

Vinicio Marchioni: "Girare nelle proprie case con i propri abiti e far vedere la propria casa al direttore della fotografia, al suono, alla scenografia e ai costumi, questa dimensione molto privata e intima esposta con la maschera della sceneggiatura ha fatto però in modo che fosse molto strano".

Il film uscirà su RaiPlay dal 17 giugno. Per Vicari un esperimento riuscito. "Io credo tutti i registi facciano dei film molto sentiti e se lo fai modifica il tuo modo di concepire il cinema, farlo in condizioni così estreme non lo avevamo messo in conto e ci ha lasciato delle domande interessanti sul nostro mestiere a cui poi si risponderà nel tempo".

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