Domenica, 11 Aprile 2021

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Le conservatrici turche divise sul ritiro da Convenzione Istanbul

Intanto continuano le proteste nelle piazze, ma poche speranze

01 Aprile 2021

Roma, 1 apr. (askanews) - In Turchia continua la proteste delle donne contro il ritiro, da parte del governo del Presidente Recep Tayyip Erdogan, della firma dalla Convenzione internazionale per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere. Un accordo che proprio la Turchia aveva voluto e promosso, noto come convenzione di Istanbul, di cui fu prima firmataria nel 2011.

La decisione del governo ha scatenato l'indignazione internazionale ed è arrivata proprio mentre il numero di femminicidi e altri crimini contro le donne nel Paese è in aumento. E anche se Erdogan non ha motivato formalmente la sua decisione, un portavoce ha spiegato che alcuni riferimenti nel trattato sono volti a "normalizzare l omosessualità, cosa incompatibile con i valori sociali e familiari della Turchia", così che il ritiro della firma va anche a minare la tutela dei diritti della comunità Lgbt.

Il movimento delle donne ha trovato sostegno anche da parte di alcune più conservatrici e spesso al fianco di Erdogan e del suo partito di governo. "In realtà non ha senso dire che la Convenzione distrugga le famiglie. Noi diciamo al governo: se si preoccupa di proteggere la famiglia, è la violenza a distruggerla. E' la violenza maschile che distrugge le famiglie. Una famiglia dove le donne vengono uccise non può esistere", sostiene Rumeysa Camdereli, dell'Associazione delle femministe musulmane Havle.

Mentre altre, come l'Associazione Donne e Democrazia (KADEM), la cui vicepresidente è la figlia minore di Erdogan, Sumeyye, sostengono che la Convenzione ha "perso la sua funzione originaria e si è trasformata solo in una ragione di tensioni sociali". "In questi ultimi giorni c'è questo dibattito: se la Convenzione di Istanbul viene cancellata non c'è modo o mezzo per le donne di essere protette dalla violenza in Turchia. No, non è così. E l'intero processo è ancora in corso per quanto riguarda l'attuazione" dice Deria Yanik, legale e membro dell'associazione.

Continueremo a lottare per i nostri diritti e la democrazia, promettono in molte. La battaglia va avanti anche attraverso legali e attivisti che hanno fatto appello al Consiglio di Stato per presentare una causa di annullamento del decreto presidenziale. Le speranze sono comunque poche.

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

iGdI TV

Articoli Recenti

Più visti