05 Maggio 2023
Fra il 2 e il 4 maggio si è tenuto a Bruxelles l'International Covid Summit a cui ha partecipato anche il dott. Andrea Stramezzi. Sulla pagina Youtube che ha condiviso il suo intervento si legge che l'evento "è in questo senso forse il primo precedente a #Bruxelles in cui c'è un vero confronto: a lavori iniziati parlano in aula medici e specialisti che all'improvviso si sono visti eretici agli occhi di molti. Due anni dopo, la dimostrazione che non lo sono mai stati c'è stata, ma ora la chiarezza su quanto accaduto in Italia tra il febbraio e il maggio 2020 deve essere fatta e divulgata".
"Parlo in italiano perché è la mia lingua, che preferisco. Trovo rispettare anche la lingua italiana, che è una lingua ufficiale di questo Parlamento.
Questa medaglia d'oro è stata data al presidente dell'Ordine dei Medici, anzi al presidente della Federazione Nazionale dell'Ordine dei Medici. Ordine dei Medici che sospendevano, radiavano, io stesso sono stato sospeso, sono al mio terzo procedimento per non aver seguito fondamentalmente le linee guida, per aver dato farmaci che secondo loro non si dovevano dare i pazienti e quindi per aver curato 9.000 persone, 9.000 casi di Covid.
Questa non sarà una relazione scientifica, ma una storia personale che si mescola però con la storia di quanto è successo in Italia. Voi sapete, l'Italia è stata la prima nazione occidentale a essere colpita pesantemente, soprattutto dalle epidemie di Covid.
Facciamo un salto indietro nel tempo, siamo al 23 gennaio 2020 e inizia il primo e grandissimo locktown cinese della storia, da cui arrivano dati allarmanti. Un amico mi informava da Huan su quanto avveniva la sua città. Nel frattempo, io che sono curioso, come ogni medico dovrebbe essere, andavo a ricercarmi la letteratura scientifica che era stata fatta, ce l'hanno anche detto i colleghi, già sulla SARS, la prima SARS e su quanto iniziano a pubblicare i medici cinesi preparandomi al peggio e essere pronto a intervenire come credo ogni medico degno di questo nome avrebbe dovuto fare.
31 gennaio 2020, uno dei più famosi virologi italiani, professor Burioni, dichiara in televisione che il Covid-19, che ancora non aveva quel nome, in Italia non sarebbe mai arrivato date le precauzioni delle autorità sanitarie italiane e nella stessa sera il nostro ministro della salute dichiara nella stessa trasmissione l'Italia è pronta.
Non lo erano, il pieno pandemico non era stato aggiornato da 2006 e alcune delle poche mascherine che avevano nei magazzini furono inviate in Cina come gesto di solidarietà. I posti del letto in terapia intensiva erano stati ridotti di oltre un terzo negli anni precedenti per risparmiare sulle spese.
Poi scoprirò che quando gli ospedali di Bergamo, Cremona e Milano erano in emergenza e non avevano dispositivi di protezione individuale a Malpensa, l'aeroporto di Malpensa, il ministero della salute aveva magazzini pieni di scatoloni di mascherine, guanti e persino maschere antigas che venivano ottenute per sé e che regolarmente venivano buttate e sostituite perché scadevano.
Grande esempio di solidarietà e di svolgimento del compito di tutelare la salute dei cittadini e dei medici e degli infermieri e degli operatori sociosanitari e anche su questo la magistratura dovrebbe indagare. Intanto io cosa avevo trovato in letteratura e su cosa mi ero focalizzato? Su due lavori.
Uno del professor Fauci che alla fine dell'epidemia della prima SARS scrisse l'uso dell'idrossiclorochina è stata fondamentale per sconfiggere la SARS e credo che sarà il game changer per le prossime epidemie di coronavirus. Lo sapevamo già. L'altro lavoro che mi sarebbe stato molto utile era un lavoro del professor Didier Raoul dell'unità di Marsiglia che doveva essere qui, volevo ringraziarlo personalmente, spero che arrivi, per ringraziare le persone. Il professor Raoul aveva testato con successo l'efficacia indietro dell'associazione idrossiclorochina più azitromicina febbraio 2020, pochi giorni dopo quindi.
Io mi offro una cosa normale per me, lo avevo fatto anche quando c'era stato nel 1980 un terremoto in Irpinia. Il 21 febbraio 2020 il primo caso ufficiale di covid in Italia, vi ricordo che i tamponi in Italia erano vietati a chi non proveniva da Juan, nemmeno negli ospedali si potevano fare.
E grazie a un medico, no, una donna coraggiosa che fece il primo tampone violando le regole imposte dalle autorità sanitarie. Il paziente zero. Due giorni prima il ministero della salute che aveva bloccato il campionato di calcio permette il 19 febbraio 2020 lo svolgimento della partita UEFA Champions League a Atalanta Valencia nello stadio di San Siro a Milano da oltre 75 mila posti.
L'Atalanta è la squadra di Bergamo con molti tifosi in esodo da tutte le valli bergamasche, Val di Nembro compresa. La zona di Nembro diventerà l'epicentro dell'epidemia in Europa. Dico epidemia perché l'OMS ancora non l'aveva dichiarata pandemia, lo farà l'undici marzo 2020, quasi un mese dopo. Il primo marzo prendo servizio presso il ministero della salute per controlli aeroportuali, spesso salendo a bordo degli aeromobili, sia a Milano che a Linate.
Come mi dicono il ministero, segnalo ai miei superiori alcuni degli errori che il ministero della salute stava facendo e che erano davanti ai miei occhi evidenti. Bloccare i voli dalla Cina senza controllare coloro che passavano da Zurigo o da Parigi o da Francoforte, i tamponi che erano utilizzati appunto solo i ricoverati in ospedale dopo il paziente zero, il divieto delle autopsie per preservare l'anatomo patologo in cui non aveva nessun senso con un cadavere che non respira, essendo questo un continuamente le mani, le superfici, gli ambienti, le ambulanze o il divieto di condividere posate, piatti, bicchieri quando il virus è respiratorio e soprattutto con una corona, da qui coronavirus, che è lipidica, è grassa, quindi viene denaturata dai succhi gastrici, si è ingerita e anche dal comune sapone, bastava lavarsi le mani col sapone come abbiamo sempre fatto e hanno guadagnato miliardi di euro e di dollari coi disinfettanti nel mondo.
Non da ultimo il divieto di fermare per controllo sanitario chiunque avesse la temperatura corporea sotto i 37°C. I passeggeri anche davanti a noi, lo facevano in aereo o lo facevano anche mentre aspettavano il loro turno, si passavano il paracetamolo per essere sicuri di passare i blocchi, cosa a me è segnalata più volte.
Seguii le regole. Bene, la sera dell'8 marzo 2020 viene dichiarata la zona rossa in nord Italia, senza che il ministero degli interni, o quello della difesa, avesse predisposto i posti di blocco che saranno istituiti solo 72 ore dopo. Centinaia di milioni di persone dal nord sono scappati dal sud, assaltando i treni e invadendo le autostrade. La risposta era sempre quella, devi seguire i protocolli senza discutere, ma soprattutto non era mai successo, come ha detto il professor Isidoro, che non si curasse, nella storia della medicina, che non si curasse una malattia, che si attendesse che diventasse grave e soprattutto dando il paracetamolo, che abbassa come è noto i livelli di glutatione, che è una molecola prodotta dal nostro organismo, dal nostro fegato, e che serve al sistema immunitario essenziale. 1
3 marzo 2020, un medico coraggioso di Bergamo, Andrea Gianatti, decide di violare i protocolli e racconta al mondo che le persone morivano per la formazione dei microtrombi, come ha detto il professor Isidoro, dovuti all'infiammazione dell'endoteglio dei piccoli vasi.
L'ossigeno non poteva più passare dall'aria dei polmoni ai globuli rossi, rendendo inefficace la ventilazione con CIPAP o con l'intubazione. 16 marzo 2020, dopo una settimana, la situazione era molto bassa, normale, a pressione normale ci stava, ma dovevi curarli nel frattempo.
16 marzo 2020, dopo una settimana di lockdown, una Milano totalmente deserta e silenziosa, a parte le continue assordanti serene di ambulanze che rompevano il silenzio assoluto della città, e le immagini televisive, che forse avete anche voi visto, toccanti delle colonne di camion militari che portavano fuori da Bergamo decine di bare per farle cremare in altre città Un giorno, ricevo la telefonata disperata di un collega, ma soprattutto di un amico.
Il papà sta morendo, il suo medico non risponde da giorni al telefono, ha 90 anni, ha febbre alta da giorni, non mangia e non beve, ha la saturazione bassissima, gli ha dato una piccola bombola di ossigeno ma vede che non reagisce più agli stimoli.
Attraverso la città deserta girando 13 farmacie per riuscire a trovare ciò che cercavo, anti-infiamatori, non certo paracetamolo, che da sempre si usano per aginare alle infezioni, in qualsiasi tipo di infezione, asitromicina, idrossiclorochina, ancora grazie al professor Raoul, cortisone, perché già si iniziava a parlare di tempesta citochinica, cioè di una reazione immunitaria anomala ed eccessiva, che alcuni soggetti che evidentemente sono predisposti geneticamente, tipo HLA 0401, avevano, soprattutto se poi obesi, anziani.
Una bombola di ossigeno più grande. La polizia mi ferma dato il lockdown e io con le lacrime agli occhi, temendo di arrivare troppo tardi, dico loro, aiutatemi a salvargli la vita, vi prego. Forse erano angeli, mi hanno passati tutti gli incroci con il rosso, arrivai in tempo, era ancora vivo, ma vi giuro sul mio figlio, che è qui davanti a me, che quando vi di quell'uomo pensai che non avrebbe superato la notte.
Se ciò fosse successo, se quell'uomo fosse morto, sarebbe stato il mio primo e ultimo paziente COVID. Di questo sono certo. Io mi sarei sentito in colpa per non essere riuscito alla laurea o per i trentelodi degli esami di malattie infettive, malattie infettive tropicali e sottropicali, o per i suoli due anni di specialità in igiene, medicina preventiva e epidemiologia. Alle fine sei solo un odontoiatra dentista, non fai più il medico da 40 anni, tutto il mondo cerca una cura e tu credevi di averla trovata, vergognati.
Invece, dopo solo due giorni, il paziente aveva abbandonato l'ossigeno e si aggirava per casa in pigiama. Dopo altri due giorni lo trovai in giacca e cravatta, che discuteva col figlio perché non gli permetteva di andare a fare una passeggiata primaverina nel parco.
Non sapeva e non aveva capito che c'era un lockdown. Provava a gridarlo al mondo ai colleghi e all'ordine dei medici e al professor Burioni. C'è una possibilità di cura, ma non mi ascoltarono. Io credo veramente che sia stata la mano di Dio a guidarmi, a mostrarmi la strada, a farmi diventare uno dei suoi guerrieri di luce, come ci definiamo spesso tra di noi che abbiamo curato o che curiamo.
Dopo aver curato e guarito un centinaio di pazienti anziani già in piena tempesta citochinica, mi ricordai delle parole che mi aveva rivolto un santo, Papa Giovanni Paolo II, che in un'udienza straordinaria nel 1989, quando io lo ringraziai per aver fatto cadere il muro di Berlino, mi rispose con accento polacco, stringendomi la mano con gente che soffre.
La capisco tanti anni dopo. Fin aprile 2020 stavano istituendo un reparto covid in un piccolo ospedale sopra il Lago Maggiore, non c'erano più posti letto in Italia, ma non trovavano un medico che volesse gestirlo. Erano morti già oltre 100 medici italiani di covid in quel periodo. Io andai, ero l'unico medico del reparto, ma con fermiere e oss, fantastiche, che con la loro esperienza colmavano le mie carenze, soprattutto con i molti diabetici o cardiopatici.
Mi sentivo con il dottor Manson, il medico lotta contro le credenze dei baroni della medicina nel romanzo di Cronin, le stelle stanno a guardare. Vivevo in un tuta di biocontenimento, ma con mio nome Andrea, perché a differenza di quanto andavo a casa di pazienti, essi non mi potevano guardare in viso e non potevano riconoscermi e chiamarmi per nome, affidandosi a me, provando fiducia nel medico e nelle sue cure, perché erano tutti terrorizzati e sicuri di morire.
Avevo 41 letti e man mano che se ne liberava uno, subito arrivava un nuovo paziente. L'età media era sopra gli 80 anni, quasi tutti sotto ossigeno, praticamente tutti con varie copatologie, terapia guida, a parte piccole differenze individuali e specifiche, sempre anti-infiamatori, antibiotico, idrossi-clorochina, cortisone e noceparina.
All'epoca che si potevano considerare guariti, sono con almeno due tamponi negativi eseguiti a tre giorni di stanza e con la conferma di una Rx polmonare che non presentasse più aspetti a vetro. Li abbiamo guariti tutti, tutti, tanto che a metà giugno 2020 chiusero il reparto.
La curva dei contagi in Italia, i primi di giugno 2020 stava scendendo, sino quasi ad azzurra, si stava arrivando l'estate, ma il 6 giugno 2020, per decreto, vengono riaperte le frontiere che non state chiuse per i voli provenienti dal sud-est asiatico e di oriente. Ogni giorno arrivavano aerei con anche 300 passeggeri a bordo, più voli al giorno, provenienti dall'Asia, quasi tutti i lavotatori extracomunitari che tornavano in Italia per ricominciare a lavorare, a guadagnarsi il pane e che nonostante l'obbligo di quarantena era prevedibile che avrebbero dormito in 4, 5, 6 in una stanza, andando a lavare i piatti nei ristoranti il giorno dopo o a vendere le rose per strada il giorno dopo. Prendevano il paracetamolo davanti a noi in coda, stavano anche tre ore in coda, e fu riconoscendo a distanza ai sintomi c'era dietato fermarli se la temperatura era sotto i 37 gradi e mezzo, erano quelli i protocolli. La curva risalì ovviamente e mesi di restrizione e lockdown, socialmente, psicologicamente ed economicamente, costosissimi, furono buttati al vento, probabilmente deliberatamente. Bisognava tenere alta l'arma della paura, bisognava far resistere alla pandemia fino al dicembre 2020.
Vorrei solo focalizzarvi su alcuni punti, è una cosa importante dirimente, can you go further to the last slide, you know, yeah, again, more, that one. Queste linee guida sono del 27 marzo 2020, fatte dall'azienda sanitaria locale, quindi dall'ospedale Papa Giovanni XXIII, il primo colpito in Italia e quindi forse in Europa. 27 marzo 2020 pubblica le sue linee guida a Zitromicina e idrossicolorochina a casa, poi se come è serio, ricovero, magari cortisone. Sapevamo già tutto il 27 marzo 2020, le terapie erano giuste, già nel marzo 2020 avevamo avuto solo 600 morti in Italia, fino ad allora, degli altri 190 mila morti italiani, la responsabilità è di chi ha ignorato le terapie precoci domiciliari e il plasma imperimmune del dottor De Donno, sapendo che l'autorizzazione dei vaccini sarebbe stata condizionata in emergenza al fatto che non esistessero le cure, altrimenti non avrebbero potuto autorizzare", ha concluso.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2026 - Il Giornale d'Italia